Nuove sanzioni Ue contro Mosca, ma il fronte occidentale resta diviso
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Redazione Esteri
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L'Unione europea ha approvato il 22esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, il più ampio dall'inizio dell'invasione su larga scala dell'Ucraina. La decisione, formalizzata dai ministri degli Esteri riuniti a Lussemburgo, aggiunge circa 1.600 nuove designazioni tra persone fisiche ed entità, con oltre la metà collegata alla catena produttiva dei missili balistici russi.
L'Alta rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, ha sintetizzato il senso della misura con una formula che non lascia margini: «Stiamo rendendo significativamente più difficile, lento e costoso per la Russia produrre le armi che usa per uccidere gli ucraini». Il pacchetto resterà in vigore per tre anni prima di dover essere rinnovato, un orizzonte temporale inedito che sottrae il provvedimento alla tradizionale revisione semestrale.
Il quadro tecnico delle nuove misure
Sul piano operativo, le sanzioni colpiscono in profondità la logistica energetica russa. Ventidue banche aggiuntive vengono escluse dalle transazioni con gli operatori europei, portando a settanta il numero complessivo degli istituti creditizi russi esclusi dal mercato interno dell'Unione. Il pacchetto introduce inoltre un divieto totale di interscambio con i fornitori russi di servizi per le cripto-attività e con le piattaforme di trading decentralizzate, considerate strumenti di elusione delle misure restrittive.
Per la prima volta, l'Unione europea attiva il proprio strumento anti-elusione contro un paese terzo: il Kirghizistan, ritenuto veicolo di riesportazione verso la Russia di macchine utensili e apparecchiature di telecomunicazione impiegate nella produzione di droni e missili. Sul fronte marittimo, quarantasei nuove navi entrano nella lista nera della cosiddetta flotta ombra, mentre undici unità vengono rimosse, a conferma che la conformità resta una via percorribile.
Il nodo del diesel russo e la frattura con Washington
La spinta europea verso un ulteriore giro di vite nasce anche dalla distanza che separa Bruxelles dalla nuova amministrazione statunitense. L'8 ottobre il presidente Donald Trump ha annunciato un'intesa con Vladimir Putin per la fornitura di diesel russo ai mercati statunitense e globale, accompagnata da una licenza del Tesoro valida fino al 7 aprile 2027. La mossa ha suscitato irritazione nelle cancellerie europee, che la leggono come un allentamento unilaterale del fronte sanzionatorio proprio mentre l'Ucraina continua a subire attacchi quotidiani.
La Commissione europea ha già avviato la preparazione del 23esimo pacchetto, che secondo quanto riportato da Politico dovrebbe essere presentato entro la fine del 2026, con Germania e Polonia in prima linea nel sollecitare nuove restrizioni sul settore energetico in occasione del Consiglio europeo del 15 ottobre.
Il Cremlino e la tregua energetica mai confermata
Sulla cosiddetta tregua energetica tra Mosca e Kiev, annunciata con toni assertivi dalla Casa Bianca, il Cremlino mantiene una posizione elusiva. Il portavoce Dmitrij Peskov ha dichiarato che i contatti sono in corso ma che non vi è nulla da aggiungere rispetto alla conversazione del giorno precedente, rifiutandosi di precisare con quali interlocutori si stia trattando.
La presidenza ucraina, dal canto suo, non ha mai confermato di essere stata parte diretta dell'intesa: Volodymyr Zelensky ha precisato che Kiev accetterà un cessate il fuoco limitato alle infrastrutture energetiche solo a condizione che Mosca faccia altrettanto. Nel frattempo, il ministro degli Esteri ucraino Andrij Sybiha ha ribadito che l'unica strada per un negoziato serio passa attraverso «sanzioni, pressione economica e utilizzo degli asset congelati», respingendo l'idea che un allentamento delle restrizioni possa avvicinare la pace.
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