A Mosca si balla, a Kiev si brucia: il mondo diviso tra feste e raid
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Redazione Esteri
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Mentre a Mosca le luci dei teatri e dei locali notturni si accendono come ogni sera, a Kiev il cielo è solcato da droni e missili che lasciano dietro di sé feriti e distruzione. Nella notte tra il 3 e il 4 luglio, la Russia ha scatenato quello che le autorità ucraine definiscono «il più massiccio attacco dall’inizio della guerra», con 550 tra droni Shahed di fabbricazione iraniana e missili, tra cui un Kinzhal e diversi Iskander, lanciati in poche ore. Di questi, 268 sono stati abbattuti, mentre altri 210 sono stati neutralizzati da contromisure elettroniche. Otto, però, hanno raggiunto il bersaglio, provocando almeno 19 feriti nella capitale.
I numeri, inizialmente indicati in modo approssimativo, sono stati poi precisati dall’aeronautica militare ucraina, che ha tracciato l’offensiva a partire dalle 17 italiane di ieri. Una tempistica che non sembra casuale, considerando che proprio ieri il presidente americano Donald Trump ha annunciato la sospensione degli invii di armi a Kiev, decisione che ha immediatamente scatenato reazioni contrastanti. Poche ore dopo, il Cremlino ha diffuso la notizia di una telefonata tra Trump e Vladimir Putin, durante la quale il leader russo avrebbe ribadito la sua intransigenza: «Su Kiev non arretriamo».
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