Bce, i mercati scommettono sul rialzo dei tassi: inflazione al 3,3% e bond sotto pressione
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Redazione Economia
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La prospettiva di un nuovo rialzo dei tassi della Banca centrale europea non è più soltanto uno scenario: per i mercati è ormai l'ipotesi dominante. A poco più di una settimana dalla riunione del 10 settembre, gli operatori attribuiscono una probabilità superiore al 95% a una stretta da parte di Francoforte.
Sul tavolo di Christine Lagarde, infatti, si accumulano elementi che spingono in direzione di un inasprimento della politica monetaria: l'inflazione dell'Eurozona è tornata ad accelerare, i rendimenti obbligazionari sono in aumento e il costo del petrolio resta ostaggio delle tensioni in Medio Oriente.
Inflazione in accelerazione e nuovi massimi per i rendimenti
Il dato sull'inflazione diffuso da Eurostat ha confermato le previsioni più pessimistiche: ad agosto i prezzi al consumo nell'area euro sono aumentati del 3,3% su base annua, in accelerazione rispetto al 2,9% del mese precedente, segnando il livello più alto da settembre 2023. Un'impennata che porta la firma, in larga parte, del caro-energia, con il petrolio che viaggia ormai stabilmente sopra i 100 dollari al barile.
Di fronte a questo scenario, gli investitori hanno iniziato a rivedere al rialzo le loro previsioni sui tassi, prezzando non soltanto il rialzo di settembre, ma un intero ciclo di strette che potrebbe portare a tre aumenti da 25 punti base entro la fine dell'anno. La reazione dei mercati obbligazionari è stata immediata: i rendimenti dei titoli di Stato sono schizzati verso l'alto, con il Btp decennale che è tornato a superare la soglia del 4,18%, ai massimi dalla fine del 2023.
Un movimento che riguarda tutti i principali mercati globali, a partire dai Treasury americani, il cui rendimento decennale si è portato al 4,788%, il livello più alto da gennaio 2025.
Nagel e i falchi della Bce: la stretta è nell'aria
Il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, è stato tra i primi a indicare come altamente probabile un nuovo rialzo dei tassi nella riunione di settembre, pur invitando alla prudenza su ciò che accadrà in seguito. Le sue parole, in un'intervista a Bloomberg, hanno trovato un'eco nelle dichiarazioni di altri membri del consiglio direttivo, come il governatore della Banque de France Francois Villeroy de Galhau e il governatore della banca centrale finlandese Olli Rehn.
Quest'ultimo, in un'intervista al Financial Times, ha definito "comprensibili" le attese dei mercati per un rialzo a settembre, ricordando come il rischio di una guerra di logoramento in Medio Oriente possa mantenere elevati i prezzi dell'energia e, di conseguenza, l'inflazione. La posizione dei falchi all'interno dell'istituto di Francoforte si è dunque rafforzata, e la riunione del 10 settembre si preannuncia come uno snodo cruciale per la politica monetaria europea.
Il peso del conflitto in Medio Oriente e del debito globale
A pesare sulle decisioni della Bce non è soltanto l'inflazione, ma anche il contesto geopolitico ed economico internazionale. Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran si sta consolidando come uno shock energetico che rischia di non essere temporaneo, con l'Iran determinato a prolungare le tensioni e a utilizzare lo Stretto di Hormuz come leva economica.
Gli analisti di Intesa Sanpaolo hanno sottolineato come gli attacchi alle infrastrutture del Golfo abbiano già sottratto milioni di barili all'offerta globale, spingendo petrolio e gas su livelli compatibili con pressioni inflazionistiche persistenti. Se l'interruzione delle forniture dovesse protrarsi, alcuni analisti non escludono scenari estremi, con il prezzo del greggio che potrebbe arrivare a 170 o addirittura 200 dollari al barile.
A questo si aggiunge il peso del debito pubblico globale, a partire da quello degli Stati Uniti, che comincia a far tremare i mercati e che contribuisce a mantenere alta la tensione sui rendimenti obbligazionari.
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