Bce, nessun rialzo dei tassi il 30 aprile ma i mercati scommettono su due aumenti entro fine 2026

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La riunione del 30 aprile si avvicina e, contrariamente a quanto molti avrebbero potuto ipotizzare in un clima di inflazione ancora volatile, la Banca centrale europea sembra intenzionata a lasciare i tassi di interesse invariati. Una scelta, questa, che troverebbe il suo fondamento nelle più recenti dichiarazioni di Christine Lagarde, la quale, lo scorso 20 aprile, ha invitato i governi a non ricorrere a stimoli fiscali eccessivi per tamponare il caro energia. Un approccio prudenziale che nasce dall’esperienza diretta del 2022, quando misure analoghe finirono per alimentare quella stessa impennata dei prezzi che si cercava di domare. Eppure, a gettare un’ombra lunga su questo scenario apparentemente statico, sono le previsioni dei mercati: molti analisti, tra cui quelli di BNP Paribas, intravedono già due possibili rialzi più avanti nel corso del 2026, appena il contesto geopolitico dovesse offrire segnali di maggiore chiarezza.

L’eredità di un’economia che non c’è più

Prima che il conflitto in Medio Oriente incendiasse nuovamente le quotazioni di gas e petrolio, l’area euro aveva infatti riconquistato una parvenza di normalità. L’inflazione era tornata ad aggirarsi attorno al 2%, mentre l’economia viaggiava a ritmi prossimi al proprio potenziale; in quella fase, la Bce aveva riportato i tassi al 2%, livello considerato generalmente neutrale. Oggi, invece, lo spettro della stagflazione – ovvero una combazione tra stagnazione economica e inflazione persistente – si riaffaccia con prepotenza, costringendo la politica monetaria a dipendere da variabili che sfuggono al controllo dell’istituto di Francoforte, come gli stessi prezzi delle materie prime energetiche. Una fragilità, questa, che nessuna manovra sui tassi potrebbe risolvere da sola.

La settimana delle quattro banche centrali

La prossima settimana si preannuncia particolarmente intensa sul fronte della politica monetaria, con i meeting di quattro degli principali istituti di credito centrale tra i Paesi del G7: la Federal Reserve americana (27 aprile), la Bce (29 aprile), la Bank of England (29 aprile) e la Bank of Japan (28 aprile). Per tutti e quattro gli enti, le attese degli analisti convergono verso un sostanziale “nulla di fatto”, ovvero il mantenimento dei tassi così come sono. Una posizione attendista che mira a guadagnare tempo, in attesa di capire la durata delle ostilità in Medio Oriente e i loro effetti prolungati sul caro vita. La definizione utilizzata da BNP Paribas per descrivere l’approccio della Bce è eloquente: “modalità ‘attendere e vedere’”.

Flessibilità cercasi, tra mutui e prezzi dell’energia

Lasciare i tassi invariati, sostengono i membri del board, offrirebbe alla banca centrale una flessibilità preziosa, in un frangente in cui l’evoluzione del conflitto e la propagazione dello shock sui prezzi energetici restano avvolte nella nebbia. Quanto ai mutui, per chi li sta già pagando o intende accenderne uno a breve, la situazione si traduce in una sospensione del fiato: senza nuovi rialzi immediati, le rate non subiranno scossoni nell’immediato, ma lo spettro dei due aumenti previsti per il 2026 lascia intendere che la tregua potrebbe essere solo temporanea. E così, tra l’invito di Lagarde alla prudenza fiscale e le scommesse dei mercati su future strette, l’Europa si ritrova di nuovo a fare i conti con un’inflazione che non dipende più solo dalle sue scelte, ma da fiamme e trattative scoppiate altrove.

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