Spese Nato, caos nella maggioranza: sparisce il punto sul 5%

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le spese Nato diventano un nuovo terreno di scontro nella maggioranza dopo il dietrofront al Senato sul punto che chiedeva di rivedere l’obiettivo del 5% del Pil per la difesa. Nel testo iniziale della mozione del centrodestra sulla sicurezza energetica era stato inserito un impegno al governo per rivalutare gli accordi presi con Donald Trump sull’aumento delle spese militari. Poco prima del voto, però, quel passaggio è stato eliminato, aprendo una giornata di tensioni politiche e accuse interne all’esecutivo.

Ai vertici del governo e negli ambienti della Difesa viene indicata la Lega come responsabile dell’incidente politico. Secondo fonti di massimo livello dell’esecutivo, sarebbe stato il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo ad aver provocato lo strappo nella maggioranza. La vicenda ha generato irritazione soprattutto nei piani alti di Fratelli d’Italia, dove il cambio di linea dell’ultimo momento viene letto come un’iniziativa che ha messo in difficoltà il governo su un tema delicato come gli impegni Nato e i rapporti con gli alleati.

Il punto sparito dalla mozione e la retromarcia al Senato

Il caso nasce durante la discussione sulle mozioni relative alla situazione energetica del Paese. Nella prima versione del documento presentato dai capigruppo della maggioranza compariva il cosiddetto “punto 8”, che impegnava il governo a rivedere l’obiettivo del 5% del Pil destinato alla difesa. Si trattava di un riferimento diretto all’impegno assunto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni al vertice Nato dell’Aja dello scorso anno, dopo le pressioni dell’amministrazione statunitense guidata da Trump.

Quando il testo è arrivato in aula per il voto, però, quel passaggio era scomparso. La modifica improvvisa ha provocato immediate reazioni delle opposizioni, che hanno attaccato la maggioranza parlando di confusione politica e mancanza di una linea condivisa sulle spese militari. Anche dentro il centrodestra il cambio di rotta ha aperto interrogativi, perché il punto eliminato toccava uno dei dossier più sensibili sia sul piano economico sia nei rapporti internazionali.

La richiesta italiana all’Europa e la cautela di Bruxelles

Lo scontro politico sulle spese Nato si intreccia con il confronto aperto con Bruxelles sulle regole di bilancio. Giorgia Meloni ha chiesto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di estendere la deroga al Patto di stabilità prevista per le spese della difesa anche ai costi legati alla crisi energetica. La risposta europea, però, non è stata né una chiusura né un via libera immediato.

Da Bruxelles viene chiesto tempo e prudenza. Il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis ha spiegato che la richiesta italiana sarà esaminata, sottolineando però la necessità di utilizzare prima tutte le risorse già disponibili. Nessuno, secondo quanto emerge sia in Italia sia negli ambienti europei, si aspettava una risposta definitiva in tempi rapidi. La cautela della Commissione conferma quanto il tema delle spese per la difesa e delle deroghe ai vincoli di bilancio resti uno dei dossier più complessi per i governi europei.

Nel frattempo il pasticcio parlamentare al Senato ha trasformato una discussione tecnica sulle risorse per energia e sicurezza in un nuovo fronte politico dentro la maggioranza. La scomparsa del punto dedicato al 5% del Pil per la difesa ha acceso il confronto tra alleati proprio mentre il governo prova a mantenere equilibrio tra gli impegni Nato, la pressione sui conti pubblici e il negoziato con l’Europa sulle regole fiscali.

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