Il colpo di coda dell’inverno sferza l’Italia, ma la tregua della Domenica delle Palme apre a una settimana ancora instabile
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Redazione Interno
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La primavera astronomica, iniziata ormai una settimana fa, sembra essere stata solo un’illusione ottica per il territorio italiano, alle prese con un deciso e brusco ritorno alle condizioni invernali. Lo sviluppo della depressione “Deborah”, alimentata dall’arrivo di aria gelida dal Mare del Nord nella giornata di mercoledì, ha dato vita a una burrasca che, pur non essendo classificabile come evento straordinario nel quadro delle mutevoli dinamiche primaverili, ha imposto un brusco abbassamento delle temperature, con un crollo termico che ha toccato localmente i dieci gradi in meno nell’arco di ventiquattro ore. I venti di burrasca, con raffiche che hanno superato i 100 km/h, hanno sferzato il Paese da Nord a Sud, mentre le nevicate hanno imbiancato gli Appennini e, in alcune circostanze particolarmente vivaci, sono scese fino a quote collinari e persino di pianura, come accaduto in Romagna dove si registra la nevicata più tardiva degli ultimi trentacinque anni.
I numeri di Deborah e le conseguenze sui territori
Il passaggio della perturbazione ha lasciato il segno non solo in termini di accumuli idrici, ma anche per la violenza delle folate di vento che hanno interessato diverse regioni. Sulle Alpi, il fenomeno del foehn ha spazzato le vallate, mentre lungo l'arco adriatico la bora ha soffiato con intensità tale da sollevare onde fino a dieci metri di altezza, specialmente al largo della Sardegna dove il mare è stato classificato come "Grosso" secondo la scala Douglas. A testimonianza della particolare intensità di questo evento, il Centro Geofisico Prealpino ha rilevato sulla sommità del Campo dei Fiori, in provincia di Varese, una raffica da nord di 131 km/h, un valore che nella serie storica trentennale risulta secondo solo a un episodio verificatosi nel lontano marzo del 1995. Le operazioni di soccorso e messa in sicurezza hanno impegnato i vigili del fuoco e la protezione civile in diversi interventi: in provincia di Padova, ad esempio, le raffiche hanno abbattuto alberi e pali dell’enel, richiedendo interventi rapidi per la riapertura delle strade e il ripristino delle linee elettriche. I frutteti in fiore, specialmente in Emilia-Romagna, hanno subito danni a causa della neve umida che si è depositata abbattendo le reti antigrandine, un effetto collaterale che evidenzia come l’anticipo del risveglio vegetativo, causato dai tepori di febbraio, renda la vegetazione più vulnerabile a queste improvvise gelate tardive.
La tregua della Domenica delle Palme e l’analisi dei meteorologi
Proprio nel giorno della Domenica delle Palme, tuttavia, il quadro meteorologico ha mostrato i primi segnali di una tregua. L’indebolimento delle correnti artiche ha permesso una temporanea rimonta dell’alta pressione, regalando una pausa dal maltempo su gran parte della Penisola e consentendo un parziale rialzo termico. Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma che l’evoluzione prevista porterà a un generale miglioramento proprio nel corso del fine settimana, con condizioni di maggiore stabilità e cieli sereni o poco nuvolosi, sebbene il contesto termico resti ancora freddo, con residue nevicate solo a quote elevate sull’Appennino centrale. Ma, come spesso accade in questo periodo di transizione caratterizzato da una forte variabilità atmosferica, la pausa rischia di essere breve. Gussoni stesso avverte che, sebbene l’inverno sembri avere le ore contate, il dinamismo atmosferico non accenna a placarsi del tutto.
L’impulso polare e le previsioni per la settimana entrante
Nonostante l’attesa pausa che accompagnerà la Domenica delle Palme, l’analisi dei modelli previsionali indica che la fine del mese potrebbe riservare ulteriori sorprese. Se le correnti artiche che hanno portato “Deborah” tendono a indebolirsi, un nuovo impulso freddo, questa volta di matrice polare groenlandese, si è già spostato verso il Regno Unito e, nelle prossime ore, potrebbe raggiungere nuovamente il Mediterraneo. A differenza della precedente fase, il minimo ciclonico non dovrebbe formarsi direttamente sull’Italia, ma potrebbe posizionarsi più a ovest, sulle Baleari, orientando così il flusso perturbato in modo diverso. Ciò significa che il maltempo non colpirà in modo uniforme l’intero Paese, ma potrebbe concentrarsi maggiormente sulle regioni tirreniche o comunque su settori specifici, con un regime di precipitazioni e venti forti destinato a tornare protagonista già dall’inizio della prossima settimana, mantenendo le temperature ancora al di sotto delle medie stagionali.




