Sarah Mullally è la nuova arcivescovo di Canterbury, prima donna alla guida della Chiesa anglicana
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Redazione Esteri
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La Chiesa d'Inghilterra ha eletto per la prima volta una donna, Sarah Mullally, alla carica di arcivescovo di Canterbury. La designazione arriva dopo le dimissioni forzate del predecessore e la pone a capo di ottantacinque milioni di fedeli in tutto il mondo. Questa elezione storica, avvenuta attraverso il sinodo, segna una rottura radicale con secoli di tradizione per un'istituzione nata dallo scisma del 1534.
Le ragioni di una svolta storica
La scelta senza precedenti è stata accelerata da una profonda crisi di credibilità. Una serie di scandali e inchieste interne hanno coinvolto diversi prelati, tra cui l’arcivescovo Justin Welby. Welby si è dimesso dopo un rapporto indipendente che lo accusava di aver coperto abusi sessuali e psicologici su minori perpetuati da un potente avvocato, deceduto anni fa. Questo contesto di insabbiamenti ha reso inevitabile una rottura col passato, simboleggiata dall'ingresso di Mullally a Lambeth Palace.
Il profilo della nuova guida spirituale
Sarah Mullally, 63 anni, sposata con un architetto e madre di due figli, incarna un profilo del tutto inedito per la massima carica anglicana. Il processo di successione aveva visto emergere anche il nome di Guli Francis-Dehqani, una rifugiata iraniana la cui elezione avrebbe rappresentato un'altra novità significativa. La scelta è comunque ricaduta su Mullally, segnando una svolta epocale.
Le implicazioni per il dialogo con la Chiesa cattolica
L'elezione della prima arcivescovo donna di Canterbury introduce un elemento di forte complessità nel dialogo ecumenico. La Santa Sede deve gestire le pressioni interne di settori progressisti che spingono per un'apertura, seppur graduale, verso l'ordinazione femminile. Questo dato di fatto rende più acuta una discussione già vivace, ponendo interrogativi sui quali si misurerà la capacità di ascolto della nuova guida anglicana.




