Trump e i trilioni del Golfo: tra affari, diplomazia e nuovi equilibri mediorientali

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre Donald Trump si prepara a tornare alla Casa Bianca, i numeri del suo ultimo tour nelle petromonarchie del Golfo parlano chiaro: circa 600 miliardi di dollari dall’Arabia Saudita, oltre 300 dal Qatar e ben 1.400 dagli Emirati Arabi Uniti. Cifre che, anche se ridimensionate da alcuni economisti a 700 miliardi, confermano una strategia economica e geopolitica che va ben oltre il semplice business.

Quello che emerge non è solo un flusso di capitali senza precedenti, ma un vero e proprio ridisegno degli equilibri regionali, con gli Stati Uniti al centro di una nuova "Yalta mediorientale". Un accordo che, dopo anni di instabilità seguiti alle Primavere arabe – sostenute dall’amministrazione Obama e dalla Clinton – mira a stabilizzare l’area sotto l’egida di Riyadh, Abu Dhabi e Doha, con la Turchia e Israele come attori complementari.

Durante la prima presidenza Trump, i rapporti con Benjamin Netanyahu erano apparsi più formali che sostanziali, ma la campagna del 2024 ha segnato una svolta, con un’intesa più solida tra i due leader. Intanto, dietro le quinte, la Trump Organization continua a muoversi tra affari e diplomazia, sollevando interrogativi sui conflitti di interesse che potrebbero influenzare le scelte di Washington

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