Sofia Goggia, la regina del superG che ha vinto la paura: “Mi sono tolta un peso”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sulle nevi di Kvitfjell, dove il freddo sembra avere la consistenza del vetro e la luce di marzo gioca strani schermi agli occhi, Sofia Goggia ha messo l’ennesima pietra miliare nella sua carriera già costellata di successi. La trentatreenne bergamasca delle Fiamme Gialle, infatti, ha dominato il superG valido per le finali di Coppa del Mondo, fermando il cronometro sul tempo di 1’29”23, un riferimento che ha lasciato le avversarie a distanza di sicurezza. Con questa prestazione, la più autoritaria tra le veloci, ha conquistato la Coppa di specialità 2025-2026, la quinta sfera di cristallo della sua carriera dopo i quattro trofei già vinti in discesa libera.

La gara, che chiudeva la stagione delle prove veloci, ha visto alle sue spalle la svizzera Corinne Suter, staccata di trentadue centesimi, e la tedesca Kira Weidle-Winkelmann, terza a sessanta centesimi. La pressione, quella vera, non era rappresentata solo dall’ostacolo immediato delle rivali, ma dalla presenza incombente della neozelandese Alice Robinson, unica avversaria ancora aritmeticamente in lizza per la coppa di superG. Un’insidia che si è risolta quando Robinson ha chiuso la sua prova in sedicesima posizione, fuori dai punti utili per la classifica, spazzando via ogni ultimo residuo di tensione. L’Italia, in questo fine settimana norvegese, ha vissuto un momento di assoluta egemonia nella velocità, facendo il bis dopo la Coppa di discesa conquistata da Laura Pirovano il giorno precedente.

“Una liberazione”, il racconto a cuore aperto della campionessa

Al microfono della Rai, Goggia si è presentata con un volto insolitamente segnato dall’emozione, quella che trattieni a stento quando un macigno ti scivola dalle spalle. Non è stata la solita esultanza gridata, ma uno sfogo profondo che ha restituito l’immagine di un’atleta che ha dovuto fare i conti con un avversario invisibile. “È stata una liberazione”, ha spiegato, specificando di aver vissuto “momenti di forte pressione in questi giorni, soprattutto dentro la mia testa”. La paura, ha raccontato, non era tanto quella di perdere, quanto quella di non farcela, “magari di commettere un errore o di fare tre quarti di gara bene e poi uscire”, un dubbio che l’ha tormentata fino all’istante del cancelletto di partenza.

Ha ammesso, con la schiettezza che la contraddistingue, che quella tensione l’aveva resa persino “scorbutica” con le persone a lei vicine, un segnale di quanto la posta in gioco fosse alta per lei. Una stagione definita “di alti e bassi” ha trovato così il suo riscatto, un trionfo che vale più di una semplice classifica. Nel momento decisivo, quando l’adrenalina avrebbe potuto tradirla, ha scelto di fare affidamento sulla sua esperienza: “Al cancelletto mi sono mentalmente ricordata di tutte le qualità che ho, la pista la conosco bene, stava a me fare una bella gara”. Quell’approccio, lucido e determinato, le ha permesso di prendersi i rischi necessari per vedere, al traguardo, la luce verde che suggellava un’impresa inseguita per tutta la carriera: diventare una “velocista completa”, avendo nel proprio palmarès sia la coppa di discesa che quella di superG.

Un trionfo azzurro in Norvegia e l’eco di una stagione complessa

La pista Olimpiabakken di Kvitfjell ha visto sventolare il tricolore in entrambe le discipline veloci, a dimostrazione della forza di un gruppo che, nonostante le difficoltà, ha saputo esprimersi al massimo livello nelle gare decisive. Mentre Goggia si prendeva la scena principale, un’altra azzurra, Elena Curtoni, si è inserita in ottava posizione, mentre Pirovano, probabilmente ancora appesantita dall’impegno della vigilia, ha chiuso tredicesima. La prestazione di Goggia, in particolare, assume i contorni di un successo maturato nella consapevolezza dei propri limiti e della propria forza.

Le sue parole, rilasciate a caldo, hanno dipinto il ritratto di una stagione vissuta sul filo del rasoio. “Ho avuto paura di non farcela” non è stata una dichiarazione di debolezza, ma la constatazione di un percorso accidentato che l’ha portata a dubitare, prima di ritrovare la via maestra. Il trionfo in superG, disciplina che fino a ieri mancava nel suo leggendario albo d’oro, rappresenta per lei la chiusura di un cerchio. Nonostante le delusioni patite in discesa, quella che l’ha resa celebre come regina delle “donne jet”, Goggia ha saputo trasformare la tensione in energia, e i dubbi in certezze, per scrivere l’ultimo, significativo capitolo di un’annata comunque memorabile, arricchita anche dal bronzo olimpico nella sua disciplina prediletta.

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