Yemen, l'incubo dei bambini tra fame e sfollamento mentre i combattimenti infuriano
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La crisi umanitaria in Yemen continua ad aggravarsi mentre i combattimenti si intensificano su molteplici fronti, con i bambini che pagano il prezzo più alto di un conflitto che non accenna a placarsi. Nelle ultime tre settimane, quasi 130.000 persone, tra cui circa 71.000 minori, sono state costrette ad abbandonare le proprie case, secondo quanto riferito dalle agenzie delle Nazioni Unite.
La maggior parte degli sfollati si trova nel governatorato sud-occidentale di Taiz, dove le famiglie rimangono intrappolate, impossibilitate a raggiungere zone più sicure a causa dei combattimenti, delle strade bloccate o della carenza di carburante per i trasporti.
La malnutrizione acuta minaccia una generazione
Prima dell'ultima escalation, più di 2,2 milioni di bambini sotto i cinque anni erano già stati classificati come affetti da malnutrizione acuta nel 2026, con oltre mezzo milione che soffre della forma più grave e letale. I dati raccolti dall'UNICEF nelle ultime settimane, in aree dove l'accesso umanitario è ancora possibile, hanno rilevato che più di un bambino su quattro tra i quasi 2.900 esaminati presenta malnutrizione acuta, e oltre 200 versano in condizioni di malnutrizione acuta severa.
Il rappresentante dell'UNICEF in Yemen, Akhil Iyer, ha descritto la storia di Taha, un bambino di quattro anni incontrato in una clinica mobile ad Aden, fuggito con la madre dai combattimenti nel distretto di Mokha. La madre ha raccontato di essere scappata senza nulla, con la sola paura di perdere il figlio prima di trovare aiuto. Storie come questa si ripetono in tutto il paese, ha sottolineato Iyer, evidenziando come il conflitto alimenti la fame e la fame renda i bambini più vulnerabili al conflitto stesso.
Servizi sanitari al collasso e scuole chiuse
L'accesso all'assistenza sanitaria e ai trattamenti nutrizionali è stato gravemente compromesso dalle ostilità in corso. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, in 90 dei 105 distretti prioritari per i cluster sanitari nel nord del paese le operazioni delle Nazioni Unite sono state sospese, con un impatto diretto su servizi essenziali come le consultazioni ambulatoriali, i parti assistiti e l'assistenza pediatrica. L'istruzione è stata ugualmente devastata: nelle ultime settimane, 243 scuole hanno chiuso o sospeso le attività didattiche, colpendo più di 137.000 studenti.
Dal 3 settembre, l'UNICEF ha verificato che almeno 15 bambini sono stati uccisi e 14 feriti, mentre altri tre risultano ancora dispersi.
Sfollamenti ripetuti e crisi dei rifugiati
La portata della crisi degli sfollamenti supera ogni precedente recente. Prima dell'attuale escalation, più di 5,2 milioni di persone erano già sfollate all'interno del paese. Molte famiglie sono state costrette a spostarsi non una o due volte, ma fino a sei volte, perdendo non solo le abitazioni ma anche i mezzi di sussistenza, l'indipendenza e la routine quotidiana. La crisi si estende oltre i confini yemeniti: più di 3.000 persone sono già arrivate a Gibuti, e si prevede che altre 10.000 potrebbero seguire quando le condizioni del mare miglioreranno a metà ottobre.
L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha dichiarato un'emergenza di livello 1 per Yemen, Gibuti e Somalia, ma l'operazione in Yemen ha ricevuto solo 34 milioni di dollari dei 194 milioni necessari per il 2026.
Operazioni militari e assicurazioni sui corridoi marittimi
Sul piano militare, le forze armate yemenite hanno diffuso venerdì 25 settembre un filmato che documenta attacchi aerei contro le milizie Houthi e le loro linee di rifornimento nella zona di Dhu Bab e a Taiz. Il portavoce dell'esercito ha dichiarato che gli attacchi hanno preso di mira elementi delle milizie e le loro vie di approvvigionamento.
Nel frattempo, secondo quanto riportato dal Financial Times, i ribelli Houthi hanno inviato una lettera al Servizio europeo per l'azione esterna il 10 settembre, assicurando che non prenderanno di mira le navi europee nel Mar Rosso e che non intendono ostacolare la navigazione commerciale attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb.
La comunicazione, riferita da due diplomatici a conoscenza della questione, appare finalizzata a circoscrivere il conflitto alla sola Arabia Saudita, dopo che il gruppo ha dichiarato un blocco navale contro il regno a luglio e intensificato gli attacchi contro infrastrutture petrolifere saudite.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
