Cristiani in Libano, tra accoglienza e sfollamento
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Redazione Esteri
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In queste giornate drammatiche di guerra, le famiglie cristiane in Libano si trovano in prima linea nell'accogliere migliaia di persone in fuga dai bombardamenti. Monsignor Hanna Rahmé, vescovo maronita di Baalbek-Deir El-Ahmar, ha descritto la situazione nella sua diocesi, situata nella regione di Beqaa, nell'est del Libano, dove i bombardamenti israeliani stanno colpendo le zone strategiche, in particolare intorno a Baalbek, ritenute basi di Hezbollah. In queste aree, vivono sia cristiani sia musulmani, e la convivenza è messa a dura prova dagli eventi bellici.
Il modello libanese di uno Stato multiconfessionale, che tiene insieme sunniti, sciiti e cristiani, sembra vacillare sotto il peso del conflitto. I cristiani, in particolare, appaiono rassegnati a una sorta di isolamento. Tareq Mitri, ex ministro e accademico di chiara fama, ha espresso una visione cosmopolita della situazione, sottolineando che la guerra riguarda tutti in Libano, senza distinzioni.
La Presidenza della CEI ha stanziato un milione di euro dai fondi dell'8xmille, destinati alla Chiesa cattolica, per far fronte alle necessità della popolazione libanese. Questi fondi, erogati attraverso il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, serviranno a fornire accoglienza e assistenza umanitaria ai profughi e agli sfollati, assicurando aiuti d'urgenza in ambito alimentare e socio-sanitario, supporto psicosociale e accompagnamento.
Nel frattempo, i migranti africani, provenienti principalmente da Etiopia e Sierra Leone, si trovano bloccati in Libano, senza il permesso dei rispettivi datori di lavoro per lasciare Beirut. Questi migranti, alla disperata ricerca di cibo, riparo e protezione, sono intrappolati in un paese devastato dai bombardamenti israeliani.




