Crolla la collina a Marano, lo sfollamento di 25 famiglie e il racconto di chi è vivo per miracolo
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Redazione Interno
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Il boato, secco e improvviso, ha squarciato il silenzio della domenica pomeriggio poco dopo le quattordici, gelando il sangue dei residenti di via Roma, nel cuore del centro storico di Marano. Un muro di contenimento, eretto in mattoni di tufo e privo di strutture in cemento armato, ha ceduto trascinando con sé una porzione di collinetta e una parte di una palazzina. La massa di detriti e fango si è abbattuta sull'edificio sottostante, sfondando la parete di una camera da letto al primo piano e danneggiando seriamente altri appartamenti e alcuni box auto situati al piano terra -1-2. Per cause che sono ancora al vaglio dei tecnici e dei vigili del fuoco, l'intera struttura, quella che collega via Casa Baiano a via Roma, ha smesso di reggere, e il destino di quelle famiglie è cambiato in un istante.
«Sono andata subito in chiesa a ringraziare il Signore perché sono viva per miracolo, è un miracolo!»: il racconto di una delle residenti sfollate, ospite ora di un hotel a Casoria insieme ad altre tre nuclei familiari, restituisce la dimensione della paura e dello stupore per una tragedia che poteva avere ben altre conseguenze. Le parole, cariche di una religiosità popolare e spontanea, riecheggiano tra le mura della vicina chiesa di San Castrese, trasformata immediatamente in un punto di ascolto e di prima assistenza dalla Protezione Civile e dai volontari accorsi sul posto -1-4. L'amarezza per quanto perduto, per la casa che non c'è più e per gli oggetti personali a cui si è dovuti rinunciare, si mescola a un senso di liberazione per lo scampato pericolo, per il fatto che in quell'ora di quieta domenicale nessuno si trovasse in quella stanza da letto spazzata via dalla frana.
Le operazioni di sgombero, coordinate dai vigili del fuoco con il supporto dei carabinieri e dei tecnici comunali, sono state complesse e hanno richiesto l'allontanamento precauzionale di venticinque nuclei familiari, secondo alcune fonti, o ventisei secondo altre, che hanno dovuto abbandonare i propri averi in attesa di verifiche strutturali più approfondite -2-5. A turno, e solo dopo che i pompieri hanno garantito condizioni di sicurezza minime, è stato consentito ad alcuni residenti di rientrare brevemente nelle proprie abitazioni per recuperare i beni di prima necessità, documenti e medicinali. L'intera area, come da prassi in questi casi, è stata posta sotto sequestro dall'autorità giudiziaria, e al momento non è possibile formulare alcuna previsione sui tempi di un eventuale ritorno, anche solo parziale, alla normalità. Per molti di loro, come hanno dichiarato alcuni sfollati, la speranza è quella di «svegliarsi da questo brutto sogno», ma la realtà è fatta di muri pericolanti e di un futuro abitativo incerto, con il Comune che si è detto pronto a farsi carico delle necessità immediate di chi non ha avuto una sistemazione alternativa presso parenti o amici -1.




