Vertice Nato ad Ankara, l’ultimatum di Trump sul 5% del Pil e il futuro incerto del summit in Albania

Vertice Nato ad Ankara, l’ultimatum di Trump sul 5% del Pil e il futuro incerto del summit in Albania
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Alla vigilia del vertice Nato in programma ad Ankara il 7 e l'8 luglio, la pressione degli Stati Uniti sui partner alleati per un aumento sostanziale e rapido della spesa per la difesa si fa sempre più serrata. L’ambasciatore americano presso l’Alleanza Atlantica, Matthew Whitaker, ha espresso chiaramente il malcontento di Washington, definendo alcuni Paesi membri "in ritardo" rispetto agli impegni assunti.

In un briefing con la stampa, Whitaker ha tracciato una linea netta tra chi sta rispondendo alle sollecitazioni, come Polonia, Paesi nordici, baltici e Germania, descritti come "all'avanguardia" per aver già raggiunto l'obiettivo del 5% del Pil in difesa o per aver presentato "piani credibili" per farlo a breve, e chi, invece, non ha ancora predisposto una strategia altrettanto convincente.

È in questo contesto di pressioni crescenti, che il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha riferito di un presidente Donald Trump "molto deluso" da Italia e altri alleati europei, un sentimento che, secondo Rubio, troverà spazio nei colloqui del vertice di Ankara.

La "pressione tra pari" per il riarmo europeo

Matthew Whitaker ha sottolineato come l'onere di convincere i Paesi reticenti non debba ricadere esclusivamente sugli Stati Uniti, ma che sia fondamentale un'azione concertata tra i membri più virtuosi. I principali alleati, ha aggiunto l'ambasciatore, sono chiamati a giocare un "ruolo di guida", esercitando una "pressione tra pari" per incoraggiare quelle nazioni che non stanno rispettando i target stabiliti.

L'obiettivo, fissato al vertice dell'Aia dello scorso anno, prevede che i membri dell'Alleanza raggiungano entro il 2035 una spesa complessiva per la difesa pari al 5% del Prodotto Interno Lordo, di cui il 3,5% destinato al cosiddetto "core defence" e l'1,5% a voci di spesa correlate, come la cybersecurity. Trump, come ribadito da Whitaker, si aspetta aumenti immediati e che tutti gli alleati si mettano con urgenza sul percorso per raggiungere tale traguardo.

L'incognita Tirana e la bozza di Ankara

A gettare ulteriore benzina sul fuoco delle tensioni pre-vertice contribuisce la questione, non meno spinosa, della sede del prossimo incontro dell'alleanza. La bozza di dichiarazione finale per il summit di Ankara, al momento in fase di negoziazione, non conterrebbe alcuna menzione esplicita circa l'organizzazione dell'incontro successivo in Albania, come invece era stato stabilito in precedenti dichiarazioni ufficiali.

Dietro a questa reticenza, secondo fonti diplomatiche citate da Reuters, vi sarebbero la riluttanza dell'amministrazione Trump e il malcontento generale per i livelli di spesa per la difesa di Tirana, ritenuti inadeguati. Il timore, come confidato da una delle fonti, è che un summit in Albania nel 2027 potrebbe scatenare la reazione negativa di Trump, generando titoli sgraditi all'alleanza.

Il governo albanese ha replicato precisando di essere al lavoro per finalizzare le misure fiscali necessarie ad allineare la propria spesa del 2026 al 2,6% del Pil, come richiesto dalla Nato. Un diplomatico europeo ha comunque lasciato intendere che la partita per Tirana non è ancora chiusa.

I ruoli di guida e l'incognita della difesa europea

La richiesta di Washington di individuare dei "ruoli di guida" tra gli alleati si inserisce in un quadro più ampio, in cui l'Europa è chiamata a farsi carico in misura maggiore della propria difesa, anche in vista di un eventuale ridimensionamento del ruolo militare americano nel Vecchio Continente. Il segretario di Stato Rubio ha recentemente parlato di una "delusione" di Trump verso l'Italia e altri Paesi, per non essersi fatti avanti in un momento di minaccia, aggiungendo che tali posizioni riemergeranno durante il summit di Ankara.

Anche il Segretario Generale della Nato, Mark Rutte, ha incassato le pressioni, comprendendo il disappunto del presidente americano, ma respingendo al contempo l'idea che gli alleati non stiano cooperando. In un'intervista a Fox News, Rutte aveva tra l'altro dichiarato che circa 500 aerei statunitensi avevano utilizzato basi in Italia, suscitando reazioni politiche nel nostro Paese e costringendo il Ministero della Difesa a precisare che si era trattato esclusivamente di attività tecniche e logistiche, non cinetiche.

Tra due fuochi: la Turchia di Erdogan

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, nel suo ruolo di padrone di casa del vertice, ha ribadito la necessità che la Turchia venga inclusa in tutte le iniziative di difesa e sicurezza europee. In un discorso ai delegati parlamentari dei Paesi Nato, Erdogan ha chiesto il sostegno per l'accesso della Turchia al programma SAFE dell'Unione Europea, un fondo da 150 miliardi di euro per il rinnovamento delle capacità difensive del continente, il cui via libera richiede l'approvazione di tutti i 27 membri.

Tra i dossier caldi che il leader turco intende portare al tavolo vi è anche la richiesta di rimuovere le barriere al commercio dell'industria della difesa tra gli alleati, un tema caldo alla luce delle sanzioni statunitensi che hanno colpito Ankara per l'acquisto del sistema S-400 russo, escludendola di fatto dal programma F-35.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.