Vertice Nato ad Ankara, la sfida del riarmo e il sostegno a Kiev tra nuove alleanze e vecchie crepe
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Redazione Esteri
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Il vertice Nato in programma ad Ankara il 7 e l'8 luglio si preannuncia come uno degli appuntamenti più complessi e densi di significato dalla fine della Guerra Fredda, un banco di prova cruciale per un'alleanza che cerca di ridefinire il proprio ruolo in uno scenario globale in rapida trasformazione.
Sotto la pressione della nuova amministrazione Trump, che continua a spingere per un sostanziale riequilibrio degli oneri finanziari e militari all'interno del Patto Atlantico, i leader dei paesi membri si riuniranno nella capitale turca con l'obiettivo dichiarato di «ricucire» la tela dell'alleanza, messa a dura prova dalle recenti tensioni transatlantiche e dai conflitti che infiammano i confini dell'Europa e del Medio Oriente.
Al centro del dibattito, il raggiungimento dell'ambizioso traguardo del 5% del Pil per le spese di difesa entro il 2035, un obiettivo che per molti paesi, tra cui l'Italia, rappresenta una sfida economica e politica di prim'ordine, che impone complesse valutazioni sulla flessibilità dei bilanci nazionali e delle regole di bilancio europee.
Il nodo del riarmo e la posizione italiana
La questione del finanziamento alla difesa, in particolare il contributo per il sostegno militare all'Ucraina, è già emersa come uno dei dossier più spinosi in vista del summit. Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, l'Italia avrebbe inizialmente cercato di frenare l'impegno a stanziare 70 miliardi di euro per il 2027, mostrando una certa riluttanza di fronte a un pacchetto complessivo di aiuti che, per il biennio 2026-2027, ammonta a 140 miliardi di euro.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha tuttavia ribadito la volontà dell'Italia di raggiungere l'obiettivo del 5% del Pil, a condizione che l'Unione Europea conceda maggiore flessibilità sul fronte energetico, una richiesta che sottolinea le difficoltà di un paese particolarmente esposto alle crisi internazionali e alla volatilità dei prezzi dell'energia.
La posizione italiana, che cerca di bilanciare l'impegno atlantico con le esigenze di un'economia fragile, si inserisce in un contesto più ampio di rinegoziazione delle priorità, dove il peso della difesa si scontra con le necessità sociali e la crescente pressione dei costi energetici.
Verso una "Nato 3.0"
Il concetto di una «Nato 3.0», caldeggiato dal ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, sembra essere la cornice ideologica entro cui si muoveranno i lavori, una nuova strategia che dovrebbe segnare un profondo cambiamento nell'architettura di sicurezza europea, ridefinendo la distribuzione degli oneri e il ruolo degli Stati Uniti.
Secondo il Segretario Generale Mark Rutte, il vertice di Ankara dovrà essere un summit di «implementazione e realizzazione», concentrato sull'adempimento degli impegni presi e sull'accelerazione della produzione industriale della difesa, un settore in cui la Turchia di Recep Tayyip Erdoğan gioca un ruolo sempre più centrale come hub tecnologico e produttivo.
L'integrazione del settore industriale della difesa nel programma ufficiale del vertice sottolinea l'importanza strategica che le capacità produttive nazionali hanno assunto per la credibilità e l'efficacia dell'alleanza, con Washington che guarda con interesse all'esempio turco come modello di sviluppo autonomo.
Il ruolo di Ankara e le polemiche interne
La scelta di Ankara come sede del vertice, a ventidue anni dall'ultimo summit ospitato in Turchia, non è casuale e conferma il ruolo sempre più cruciale del paese nell'area eurasiatica, nonostante le critiche per le sue politiche interne. A pochi giorni dall'evento, il governo turco ha attuato misure di sicurezza senza precedenti, spendendo circa 223 milioni di euro per rinnovare le infrastrutture della capitale e predisponendo un'operazione di polizia che ha portato all'arresto di oltre 170 persone, tra cui attivisti, giornalisti e accademici, sospettati di voler protestare durante il summit.
Questa stretta, che ha suscitato preoccupazioni tra le organizzazioni per i diritti umani, evidenzia il contrasto tra la facciata di una Turchia leader internazionale e la repressione del dissenso interno, un tema che rischia di gettare un'ombra sui lavori del vertice, ma che non sembra scalfire il sostegno politico che il presidente Erdoğan riceve da Donald Trump.
Il presidente degli Stati Uniti, che ha più volte espresso apprezzamento personale per il collega turco, è atteso ad Ankara con la promessa di importanti accordi nel settore della difesa, tra cui la possibile vendita di motori per il caccia nazionale turco "KAAN", un ulteriore segnale della nuova intesa tra i due leader.




