Il vertice Nato di Ankara e le attese per Meloni tra i fantasmi di Trump e la sfida della Nato 3.0

Il vertice Nato di Ankara e le attese per Meloni tra i fantasmi di Trump e la sfida della Nato 3.0
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La due giorni di vertice Nato che prende il via domani nella capitale turca, Ankara, si preannuncia come un appuntamento carico di aspettative e, inevitabilmente, di profonde tensioni. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, giungerà al tavolo dei 32 capi di Stato e di governo con un bagaglio di irritazione e delusione ancora non del tutto smaltito, consapevole che l'elefante nella stanza, ancor prima delle questioni strategiche, si chiama Donald Trump.

La partecipazione di numerosi ministri italiani alla festa per l'indipendenza americana organizzata dall'ambasciata Usa a Roma non ha certo mutato la sostanza dei rapporti, che sul piano personale appaiono ai minimi termini. Il confronto nel vertice annuale della Nato si preannuncia quindi come un banco di prova delicatissimo per la premier, chiamata a gestire le relazioni con un presidente americano che non ha certo lesinato critiche nei confronti dell'Italia e della sua leadership.

Un vertice ad alto rischio tra unità e conti in sospeso

Il clima che precede il vertice di Ankara, in programma per il 7 e l'8 luglio, è reso incandescente dalle recenti dichiarazioni di Trump, che ha definito alcuni alleati europei come "terribili", accusandoli di non aver fornito il supporto logistico necessario durante il conflitto con l'Iran. Tra questi, l'Italia e la Spagna sono state bersaglio delle sue critiche più aspre, con il presidente americano che ha anche messo in dubbio la popolarità di Meloni, ricevendo una secca risposta dalla premier.

Fonti diplomatiche rivelano che la presidente del Consiglio, in una conversazione telefonica con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, ha espressamente chiesto che i lavori del summit si mantengano su un piano il più possibile tecnico e operativo, proprio per scongiurare che il vertice si trasformi in un palcoscenico per l'ennesimo show di Trump.

L'obiettivo, condiviso dallo stesso Erdoğan che desidera evitare che la Turchia ospiti un momento emblematico di frattura tra Europa e Stati Uniti, è quello di preservare l'unità dell'Alleanza, un tema che riecheggia anche nelle parole del segretario generale Mark Rutte, impegnato a smorzare le polemiche.

Difesa e industria: i temi caldi sul tavolo di Ankara

Al di là degli screzi personali, il vertice di Ankara si concentrerà su dossier di vitale importanza per il futuro dell'Alleanza. La spesa per la difesa rappresenta il nodo centrale: dopo l'impegno preso all'Aia lo scorso anno di innalzare la spesa militare al 5% del Pil entro il 2035, molti paesi, tra cui l'Italia, mostrano ancora delle perplessità o delle difficoltà oggettive.

L'incertezza sul programma SAFE, con il governo italiano che ha messo in pausa la richiesta di prestiti europei per investimenti nella difesa, rischia di complicare ulteriormente la posizione di Roma, mettendo a repentaglio anche impegni strategici con la Nato, come la richiesta di due brigate pesanti che necessitano di centinaia di mezzi corazzati.

In questo contesto, la premier Meloni dovrà difendere la posizione italiana, che pur avendo raggiunto l'obiettivo del 2% nel 2025, si trova ora a dover fare i conti con una situazione economica interna complessa e con un consenso politico che vede il governo spaccato sull'opportunità di aumentare ulteriormente le spese militari.

La Nato 3.0 e il ruolo strategico dell'Italia e della Turchia

Il summit di Ankara è destinato a segnare un passaggio epocale, quello verso la cosiddetta "Nato 3.0". Come spiegato dal ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, l'Alleanza si appresta ad abbandonare il modello del secondo dopoguerra per entrare in una nuova fase in cui gli Stati Uniti chiedono un cambio radicale nella ripartizione degli oneri e l'Europa si trova a dover assumere un ruolo più attivo e autonomo per la propria difesa convenzionale.

La Turchia, con il suo secondo esercito della Nato e un'industria della difesa in forte espansione, si candida a diventare uno snodo fondamentale in questo nuovo assetto, mentre l'Italia cerca di rafforzare la propria posizione, in particolare sul fianco sud dell'Alleanza. La collaborazione con Ankara, già emersa in una recente telefonata tra Meloni ed Erdoğan incentrata su Libia e migrazione, potrebbe tradursi in nuovi accordi industriali nel settore della difesa, con il gruppo Leonardo pronto a presentare importanti novità al forum industriale della Nato.

L'obiettivo condiviso, come sottolineato anche dal ministro della Difesa turco Yaşar Güler, è quello di preservare l'unità dell'Alleanza e la centralità degli Stati Uniti, anche se ciò richiede un adattamento a un panorama della sicurezza in rapido mutamento.

Le aspettative per il vertice di Ankara sono dunque enormi. Si tratta di capire se i 32 leader riusciranno a trovare una sintesi su un nuovo patto strategico che ridisegni le responsabilità all'interno dell'Alleanza o se, al contrario, le divergenze, in particolare quelle tra Washington e le capitali europee, prevarranno, mettendo a nudo le fragilità di un sistema di sicurezza collettiva che ha retto per decenni.

La risposta a queste domande si giocherà in due giorni di incontri, negoziati e, probabilmente, anche di attriti, con l'Italia e Giorgia Meloni che cercheranno di far valere le proprie ragioni, tra il desiderio di un dialogo costruttivo e la necessità di marcare le distanze da un presidente americano ormai percepito come un alleato scomodo.

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