Scontro fiscale tra Italia e Francia: le accuse di dumping e la replica di Roma
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Redazione Interno
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La fragile tregua diplomatica tra Italia e Francia, che sembrava aver trovato un precario equilibrio durante l’incontro bilaterale di giugno tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e Emmanuel Macron, si è incrinata sotto il peso di nuove e gravi accuse. A riaccendere la polemica, stavolta su un tema economico di forte impatto simbolico, sono state le dichiarazioni del primo ministro francese François Bayrou, il quale ha apertamente accusato l’Italia di praticare una deliberata politica di “dumping fiscale” per attrarre capitali e cittadini facoltosi dall’estero.
Il cuore della disputa risiede nel regime fiscale italiano per i residenti non domiciliati, il cosiddetto “regime degli impatriati” esteso anche ai super ricchi, che consente a questi ultimi di optare per un’imposta forfettaria annuale di 100.000 euro – recentemente raddoppiata a 200.000 euro per i wealthiest – sui redditi prodotti all’estero. Un meccanismo, secondo Parigi, che costituisce una concorrenza sleale e alimenta un pericoloso “nomadismo fiscale”, incentivando i cittadini più abbienti, francesi in testa, a trasferire la propria residenza fiscale in Paesi con aliquote più vantaggiose.
La replica italiana, pervenuta attraverso un comunicato ufficiale di Palazzo Chigi, non si è fatta attendere ed è stata netta nel definire “totalmente infondate” le affermazioni di Bayrou. La nota sottolinea come l’attrattività dell’Italia sia frutto della “stabilità e della credibilità del Paese”, respingendo con forza l’etichetta di paradiso fiscale e osservando come esistano, al contrario, giurisdizioni ben più aggressive in materia di tassazione agevolata. Lo scontro, che va ben al di là della querelle tecnica, si inserisce in un contesto politico interno alla Francia, dove il governo deve fronteggiare le pressioni dell’opposizione socialista che spinge per un inasprimento della tassazione sui grandi patrimoni.




