Donna accoltellata a Palermo in via Libertà, fermato un 52enne con problemi psichiatrici: la vittima è Maria Luigia Anna Tricarico
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Redazione Interno
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Il pomeriggio di giovedì 12 febbraio 2026 ha trasformato via Libertà, una delle arterie più eleganti e frequentate del centro di Palermo, nel teatro di un’aggressione tanto improvvisa quanto sproporzionata, consumatasi senza che la vittima, una donna di 56 anni, potesse opporre resistenza o anche solo comprendere cosa stesse accadendo alle sue spalle. Maria Luigia Anna Tricarico, questo il nome della donna originaria di Bari, era appena uscita da un salone di parrucchieri quando un uomo, successivamente identificato e fermato dagli agenti della squadra mobile, l’ha raggiunta e colpita al dorso con una lama, fuggendo poi a piedi lungo la carreggiata. La ferocia del gesto, perpetrato in prossimità di piazza Alberico Gentili e di fronte a Villa Zito, non ha lasciato scampo alla reazione della vittima, la quale - nonostante il choc e la copiosa perdita di sangue - è riuscita con estrema lucidità a rifugiarsi all’interno di un negozio limitrofo, consentendo così ai passanti e ai commercianti di lanciare immediatamente l’allarme al 112 -1-8.
Le condizioni cliniche della Tricarico, trasportata d’urgenza dai sanitari del 118 all’ospedale Villa Sofia e ricoverata in codice rosso, sono parse fin da subito di una gravità tale da imporre una prognosi immediatamente riservata. Il fendente, sferrato con una violenza inaudita e penetrato in profondità nella regione dorsale in prossimità del cuore, ha prodotto una ferita larga cinque centimetri; gli accertamenti diagnostici effettuati mediante TAC hanno evidenziato un emotorace, ovvero un accumulo di sangue nella cavità pleurica, una lesione polmonare e la frattura di un segmento vertebrale. I sanitari, al momento in cui si scrive, riferiscono di un quadro emodinamico stabile pur nella persistenza di un elevato coefficiente di rischio, monitorato costantemente dalle équipe rianimatorie del nosocomio palermitano -1-2.
Il fermo e il profilo del sospettato
Parallelamente alle operazioni di soccorso, la macchina investigativa della polizia si è mossa con rapidità, capitalizzando un elemento determinante per le sorti dell’indagine: la conoscenza diffusa, in zona, dell’uomo che avrebbe impugnato il coltello. Si tratta di M. G., palermitano di 52 anni, rintracciato dagli agenti all’interno della sua abitazione poco dopo l’accoltellamento. Un dettaglio, questo, che ha assunto un valore probatorio immediato, poiché l’uomo presentava ancora gli indumenti macchiati di sangue fresco, circostanza che ha consentito agli inquirenti di procedere al fermo con relativa speditezza -1-8. Fondamentali, nella fase delle ricerche, si sono rivelate le indicazioni fornite da alcuni residenti e frequentatori della zona, i quali, riconosciuto il sospettato nelle descrizioni fornite dagli agenti, ne hanno segnalato le generalità e il domicilio.
Il movente e i precedenti psichiatrici
La matrice dell’aggressione, secondo quanto ricostruito dalle prime battute dell’inchiesta coordinata dalla procura, sembra radicarsi non già in una premeditazione riconducibile a moventi personali o passionali, bensì in un quadro di alterazione psichica del fermato. Dalle informazioni acquisite dagli investigatori, corroborate da precedenti ricoveri in strutture psichiatriche, il 52enne sarebbe affetto da disturbi della personalità; la stessa vittima, ascoltata dai medici mentre era ancora sotto choc nel letto d’ospedale, ha escluso categoricamente di conoscere il proprio aggressore, così come ha dichiarato di non averlo minimamente visto prima di avvertire il colpo alla schiena -1-5. La dinamica, caratterizzata dall’assenza di una qualunque interazione verbale tra i due e dall’accoltellamento sferrato senza che la donna avesse il tempo di voltarsi, suggerisce una selezione della vittima del tutto casuale.
Le tracce e il contesto investigativo
A corroborare ulteriormente l’ipotesi di un gesto privo di un movente razionale contribuiscono le prime risultanze tecniche. Le telecamere di videosorveglianza della zona, visionate dagli agenti della mobile, avrebbero ripreso il 52enne mentre, nei minuti precedenti all’aggressione, consumava un caffè all’interno di un bar del quartiere. Un frammento di quotidianità, quello immortalato dalle immagini, che stride violentemente con la furia omicida manifestata poco dopo sul marciapiede. Gli inquirenti, al momento, concentrano il proprio lavoro sulla ricostruzione cronometrica dei movimenti del fermato nelle ore antecedenti il fatto e sulla raccolta delle testimonianze dei presenti, al fine di incardinare un quadro probatorio solido. La ferita inferta, chirurgica nella direzione e nella forza, ha leso organi vitali e questo, unito alla fuga repentina, configura al momento l’ipotesi di tentato omicidio, sebbene qualsiasi valutazione sulla capacità di intendere e di volere dell’indagato sarà demandata alle successive perizie psichiatriche disposte dall’autorità giudiziaria -2-5.




