Hantavirus, il ceppo Andes che uccide: nessun vaccino e un focolaio sulla nave da crociera
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Redazione Salute
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Il focolaio di hantavirus a bordo della motonave MV Hondius – un’epidemia circoscritta che ha già portato alla morte di un passeggero, con altri due contagiati accertati – ha riportato l’attenzione su un patogeno letale per il quale, va detto con chiarezza, non esiste al momento alcun vaccino. Questa assenza, unita alla circolazione del ceppo Andes (l’unico, tra quelli noti, capace di trasmettersi da persona a persona), solleva interrogativi precisi sulla capacità di contenere future epidemie, soprattutto dopo l’esperienza pandemica che ha cambiato il modo di percepire anche le infezioni rare.
Un’infezione ad alta mortalità, ma nessuna emergenza globale
Il ceppo Andes, responsabile dei tre casi accertati sulla nave, presenta un tasso di letalità che supera in alcuni contesti il 30%, un dato che di per sé basterebbe a giustificare la massima attenzione. Eppure, come ha chiarito Carlo Signorelli, professore ordinario di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, non si può parlare di emergenza globale. La ragione è semplice: a differenza di Sars-CoV-2, l’hantavirus non ha dimostrato finora una capacità di diffusione epidemica così ampia e rapida. La sua trasmissione, anche nella variante Andes, resta legata a contatti stretti o a esposizioni ambientali specifiche, come l’inalazione di aerosol da escrementi di roditori infetti. Proprio questa peculiarità – aggiunge l’esperto – rende poco probabile uno scenario simile a quello già visto, sebbene la letalità elevata imponga protocolli d’intervento tempestivi e rigidi.
La gestione del focolaio sulla Hondius e il ruolo della Spagna
La vicenda della MV Hondius, bloccatasi al largo di Capo Verde dopo la comparsa dei primi sintomi tra i passeggeri, ha messo alla prova i meccanismi di cooperazione sanitaria internazionale. È stato il governo spagnolo, grazie all’autorizzazione allo sbarco e all’organizzazione del rimpatrio, a evitare una paralisi operativa che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più gravi. Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha voluto ringraziare pubblicamente il primo ministro Pedro Sánchez durante il briefing del 12 maggio 2026, definendo “eccezionale” la leadership dimostrata nell’ultima settimana. Una scelta, quella di accogliere la nave, definita dall’Oms “umana e necessaria” – perché, ha aggiunto l’organizzazione, isolare tutti a bordo senza consentire uno sbarco controllato sarebbe stato crudele oltre che inefficiente.
Test rapidi a bordo e comportamenti responsabili
Quando il medico italiano Gianfranco Spiteri, esperto dell’ECDC, è salito sulla Hondius, ha potuto constatare che passeggeri ed equipaggio seguivano già le precauzioni raccomandate. I test sugli individui ad alto rischio sono stati eseguiti direttamente a bordo, un elemento che ha permesso di isolare tempestivamente i positivi senza innescare il panico. Spiteri stesso ha descritto un clima di calma e collaborazione: la preoccupazione era comprensibile, così come l’incertezza, ma nessuno ha rifiutato le misure di protezione. L’esperto ha però avvertito che focolai sporadici potrebbero ripresentarsi in futuro, data la presenza del virus in alcuni serbatoi animali selvatici e la difficoltà di eliminarlo del tutto dall’ambiente.
Trasmissione interumana e assenza di terapie specifiche
Quel che rende il ceppo Andes particolarmente insidioso, a differenza di altri hantavirus, è la capacità di passare da una persona all’altra senza il tramite del roditore. Una caratteristica che richiede misure di isolamento più rigorose rispetto ad altre varianti. Ma senza un vaccino, e senza un trattamento antivirale specifico approvato, la gestione resta affidata alla diagnosi precoce e alle cure di supporto intensivo. I medici possono solo alleviare i sintomi – febbre, problemi respiratori, insufficienza renale – senza poter aggredire direttamente il patogeno. Per questo, ogni nuovo focolaio viene monitorato con attenzione, senza tuttavia indurre allarmismi. La lezione principale, per chi segue queste dinamiche, è che la sorveglianza epidemiologica e la collaborazione tra Stati restano, ancora una volta, gli unici strumenti realmente disponibili.




