Qatargate, via l'immunità per l'eurodeputata Moretti mentre Gualmini resta protetta
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Redazione Esteri
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La commissione Giuridica del Parlamento europeo ha aperto la strada all'azione penale belga nei confronti di Alessandra Moretti, votando a larga maggioranza - sedici favorevoli, otto contrari e un astenuto - per rimuovere lo scudo della prerogativa parlamentare che finora l'ha tutelata. La decisione, maturata sull'onda di una richiesta avanzata dalla procura belga già nel mese di marzo, rappresenta una svolta formale nelle indagini sul cosiddetto Qatargate, il vasto scandalo di corruzione che, scoppiato nel dicembre del 2022, insidia da anni l'emiciclo di Strasburgo con accuse di compravendita di influenze e voti. L'ultimo passaggio spetterà ora all'assemblea plenaria, chiamata a ratificare il parere della commissione in una votazione che, seppur non scontata, segue di norma l'orientamento espresso in sede tecnica.
Un procedimento giudiziario ancora in fase preliminare
Nonostante le numerose vicende giudiziarie, alcune delle quali culminate in arresti e incarcerazioni, il filone principale d'inchiesta sembra navigare ancora nelle acque dell'istruttoria preliminare, senza che i magistrati abbiano formalizzato imputazioni definitive per tutti i soggetti coinvolti. La revoca dell'immunità, un atto dovoso in presenza di fondati sospetti, consente agli inquirenti di approfondire il ruolo specifico dell'europarlamentare, esaminando documenti e raccogliendo dichiarazioni che prima non erano consentite. Parallelamente, lo sviluppo giudiziario più recente, che ha visto un'altra figura italiana di spicco, Federica Mogherini, sottoposta a fermo e poi rilasciata in seguito a un'indagine su una diversa gara d'appalto, dimostra come le inchieste su presunte illecite pressioni lobbistiche e frodi continuino a segnare la cronaca brussellese.
Il caso Gualmini prende una direzione opposta
Se per Moretti la strada si fa più impervia, un esito diametralmente opposto ha riguardato la collega di partito Elisabetta Gualmini, la cui immunità è stata invece confermata dalla medesima commissione. I parlamentari della Juri, valutando le richieste delle autorità investigative belghe, hanno operato una netta distinzione tra i due fascicoli, ritenendo che per la seconda non sussistessero, allo stato attuale, gli estremi per procedere alla rimozione della sua protezione giuridica. Tale divergenza di trattamento, che lascia Gualmini al riparo da possibili iniziative della procura, sottolinea la natura caso per caso di queste valutazioni, le quali devono ponderare scrupolosamente l'equilibrio tra necessità d'indagine e garanzie istituzionali.
Lo stallo investigativo e il peso degli scandali
Il permanere dell'inchiesta in una fase cosiddetta di stallo, nonostante il clamore iniziale e le successive ondate investigative, solleva interrogativi sulla complessità di un procedimento che attraversa diverse giurisdizioni nazionali e tocca sensibili equilibri politici. L'episodio, che coinvolge attori esterni come rappresentanti di governi stranieri e lobbisti, oltre a diversi funzionari ed ex parlamentari europei, ha già prodotto condanne in primo grado per alcuni imputati, segnando una delle pagine più buie della recente storia comunitaria. L'attenzione resta ora puntata sulla prossima mossa della procura belga, una volta ottenuto il via libera definitivo dal parlamento, e su come l'evolversi delle indagini possa influenzare l'assetto politico interno, in un momento in cui l'Unione affronta sfide globali di primaria importanza sotto la nuova presidenza di Donald Trump negli Stati Uniti.




