Banksy è Robin Gunningham, poi divenuto David Jones: l'inchiesta di Reuters svela il nome dello street artist e il suo legame con Robert Del Naja dei Massive Attack
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Un lavoro investigativo durato quattro anni, condotto dai giornalisti Simon Gardner, James Pearson e Blake Morrison per conto dell’agenzia Reuters, ha portato alla luce quella che potrebbe essere la soluzione definitiva di uno dei più longevi enigmi del mondo dell’arte contemporanea, ovvero la vera identità di Banksy. Partendo da un murale apparso tra le macerie di un condominio distrutto a Horenka, in Ucraina, nel novembre del 2022, i reporter hanno ricostruito un complesso mosaico di indizi, spostamenti geografici e documenti legali che confluirebbe verso un nome già emerso in passato, quello di Robin Gunningham, nato a Bristol nel 1973. L’elemento di novità, e che aggiunge un ulteriore strato di complessità alla vicenda, risiederebbe nel fatto che l’uomo, forse per proteggere quell’anonimato che da sempre costituisce il cuore pulsante del suo personaggio pubblico, avrebbe successivamente cambiato legalmente il proprio nome in David Jones, omaggiando peraltro il nome di battesimo del compianto David Bowie.
La pista ucraina e il nodo dei Massive Attack
Il punto di partenza dell’indagine, come anticipato, è stato il viaggio dell’artista in Ucraina, circostanza che ha permesso ai cronisti di incrociare dati e testimonianze sul campo. Mostrando una serie di fotografie di persone da tempo sospettate di essere il writer, gli inquirenti hanno raccolto riscontri significativi tra gli abitanti del luogo. In particolare, l’attenzione si è concentrata su un nome che da anni accompagna le teorie sull’identità di Banksy, quello di Robert Del Naja, frontman dei Massive Attack, anche lui originario di Bristol e con un passato da writer. Se in passato si era ipotizzato che Del Naja potesse essere il vero volto dietro lo pseudonimo, o addirittura la mente di un collettivo, l’inchiesta di Reuters giunge a una conclusione differente: Del Naja non sarebbe Banksy, bensì un suo stretto collaboratore storico, una sorta di compagno di strada artistico con cui sarebbero state realizzate alcune opere a quattro mani.
La ricostruzione dei movimenti dei due uomini in Ucraina sembra avvalorare questa tesi, con documenti di frontiera che attestano l’ingresso e l’uscita dal paese, a fine ottobre 2022, sia di Robert Del Naja sia di un cittadino britannico di nome David Jones, nato lo stesso giorno e nella stessa città di Robin Gunningham. A corroborare ulteriormente l’ipotesi della collaborazione è emersa anche la figura del fotografo documentarista Giles Duley, persona facilmente riconoscibile per via delle protesi agli arti, che avrebbe fatto da tramite o da supporto logistico durante la trasferta ucraina.
Documenti, un arresto a New York e il cambio di nome
Un altro pilastro fondamentale su cui poggia l’indagine è rappresentato dalla riscoperta di un episodio apparentemente minore ma divenuto ora centrale: un arresto avvenuto a New York nel settembre del 2000. In quell’occasione, un uomo fu sorpreso dalla polizia mentre, di notte, imbrattava un cartellone pubblicitario. Grazie a una vecchia fotografia pubblicata dall’ex manager di Banksy, Steve Lazarides, i giornalisti sono riusciti a geolocalizzare l’esatto punto del fatto, risalendo così al rapporto della polizia. Quel documento, una confessione scritta di pugno, riportava una firma inequivocabile: quella di Robin Gunningham, la stessa persona che, secondo le verifiche condotte sui registri anagrafici del Regno Unito, sarebbe praticamente sparita dalle banche dati pubbliche proprio a partire dal 2008. Fu quell’anno, infatti, che il tabloid Mail on Sunday ipotizzò per primo che Gunningham fosse Banksy, e la conseguente ridda di attenzione mediatica potrebbe averlo spinto a compiere il passo formale del cambio di identità.
Lo stesso Steve Lazarides, contattato da Reuters, ha confermato di aver personalmente assistito il suo ex assistito nelle pratiche per l’assunzione di un nuovo nome legale, pur senza mai rivelare quale, limitandosi a definirlo un nome comune. L’analisi della documentazione societaria di alcune imprese riconducibili al giro d’affari dell’artista ha poi permesso di individuare un soggetto di nome David Jones come azionista di una di queste, chiudendo così il cerchio: Robin Gunningham, nato a Bristol nel 1973, è legalmente divenuto David Jones, e sotto questa nuova identità si celerebbe lo street artist più famoso e quotato del pianeta.
La reazione legale e la difesa della privacy
Di fronte alla pubblicazione di questi dettagli, la reazione del fronte legale di Banksy non si è fatta attendere. Il suo avvocato, Mark Stephens, ha prontamente contestato la ricostruzione, sostenendo che molte delle informazioni diffuse da Reuters non sarebbero corrette e, soprattutto, che la rivelazione dell’identità costituirebbe una grave violazione della privacy del suo assistito. Stephens ha sottolineato come lavorare in anonimato non sia un mero vezzo, ma una condizione essenziale per un artista di strada, le cui opere, spesso realizzate illegalmente, lo espongono a potenziali conseguenze legali e, in un’epoca di estrema polarizzazione, persino a rischi per la propria incolumità fisica. Il mistero, d’altronde, è sempre stato parte integrante della poetica di Banksy, un dispositivo che ha permesso alle sue opere di viaggiare e di farsi portatrici di messaggi politici e sociali senza che il peso di una biografia e di un volto ne condizionasse la ricezione, e questa volontà di rimanere nell’ombra sembra essere difesa con i denti fino all’ultimo.
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description: Un’inchiesta di Reuters rivela che Banksy sarebbe Robin Gunningham, artista di Bristol che ha poi cambiato nome in David Jones. Scoperto il legame con Robert Del Naja dei Massive Attack.




