San Giuliano propone sepoltura per Marah, mentre la polemica sulla morte diventa caso diplomatico

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La proposta del sindaco di San Giuliano Terme, Matteo Cecchelli, di accogliere nel cimitero comunale la sepoltura di Marah Abu Zuhri, la ventenne palestinese deceduta a Pisa dopo essere stata evacuata da Gaza, ha riacceso il dibattito sulle circostanze della sua morte, trasformando una vicenda umanitaria in una questione politica e diplomatica. La giovane, il cui corpo è ancora all'obitorio dell'ospedale di Cisanello, era giunta in Italia nella notte tra il 13 e il 14 agosto in condizioni critiche, dopo che le autorità italiane ne avevano richiesto il trasferimento per cure mediche urgenti.

Secondo l’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, il decesso sarebbe avvenuto a causa di un "grave deperimento organico legato alla malnutrizione", una diagnosi che ha scatenato la replica di Israele. Il Cogat, l’ente israeliano per il coordinamento degli affari umanitari a Gaza, ha infatti affermato che Marah soffriva di leucemia e che il suo trasferimento, già autorizzato, avrebbe potuto avvenire in tempi più rapidi se non fossero intervenuti ritardi non imputabili a Tel Aviv. "Le autorità italiane hanno chiesto l’evacuazione per motivi sanitari, e Israele ha approvato", si legge in una nota, che aggiunge come fossero state proposte diverse date per il trasporto, senza però specificare chi o cosa ne avesse ostacolato l’esecuzione.

Intanto, la volontà del Comune di San Giuliano di offrire una sepoltura dignitosa alla ragazza – la cui famiglia, ancora a Gaza, non ha potuto far pervenire una formale richiesta – è stata accolta con favore da chi vede in questo gesto un riconoscimento simbolico delle sofferenze patite dalla popolazione civile sotto assedio. Resta però irrisolta la disputa sulle responsabilità del decesso, con le autorità israeliane che insistono nel negare un nesso diretto tra la morte e la carenza di cibo, mentre i medici pisani, pur senza entrare nel merito delle cause remote, hanno certificato che all’arrivo la paziente versava in uno stato di estrema debilitazione.

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