La morte di Marah Abu Zuhri e la polemica tra accuse e smentite
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Redazione Interno
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La vicenda di Marah Abu Zuhri, la ventenne palestinese deceduta a Pisa meno di ventiquattr’ore dopo il suo arrivo dall’Italia, ha scatenato un acceso dibattito tra chi denuncia le conseguenze del conflitto a Gaza e chi, invece, attribuisce la morte a cause diverse dalla malnutrizione. La giovane, evacuata dalla Striscia con un volo umanitario organizzato dal governo italiano nella notte tra il 13 e il 14 agosto, era stata ricoverata all’ospedale di Cisanello in condizioni critiche, con un quadro clinico definito dai medici «molto complesso e compromesso».
Secondo le autorità israeliane, Marah soffriva di una grave forma di leucemia, motivo per cui sarebbe stata autorizzata a lasciare Gaza. Una versione che però non convince chi, come il movimento Toscana Rossa, accusa Israele di aver contribuito, con il blocco degli aiuti umanitari, al deterioramento delle condizioni di salute dei palestinesi. «Contro il genocidio servono politiche reali di interruzione delle complicità regionali con il progetto sionista», hanno scritto in un comunicato i candidati Caterina Manicardi e Giovanni Bruno, insieme alla candidata alla presidenza della Regione Antonella Bundu, definendo la morte della ragazza una conseguenza delle politiche israeliane.
Il COGAT, l’ente israeliano che coordina le attività nei territori occupati, ha ribattuto che la giovane era già malata di cancro prima dell’evacuazione, sottolineando come questa informazione sia stata omessa da molti media. Ma resta il fatto che i medici italiani, al momento del ricovero, hanno rilevato uno «stato di profondo deperimento organico», lasciando aperto l’interrogativo su quanto la denutrizione abbia inciso sul suo decesso.




