Toscana Rossa accusa Israele di "genocidio", ma il caso Marah Abu Zuhri divide
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Redazione Interno
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"Stop alle complicità con Israele, per Marah e per tutte le vittime del genocidio palestinese". È la posizione netta espressa da Toscana Rossa, che attraverso i candidati Caterina Manicardi, Giovanni Bruno e la candidata alla presidenza della Regione Antonella Bundu, ha lanciato un atto d’accusa contro le politiche regionali, ritenute colluse con "il progetto sionista". L’occasione è stata la morte di Marah Abu Zuhri, la ventenne palestinese deceduta il 16 agosto all’ospedale di Cisanello, a Pisa, dopo essere arrivata dall’Italia con un volo umanitario organizzato dal governo.
La vicenda, però, si è presto trasformata in un terreno di scontro tra versioni opposte. Se da un lato Toscana Rossa e la madre di Marah, Nibila, hanno denunciato le condizioni disumane in cui la giovane avrebbe vissuto a Gaza – "mangiava solo tè e biscotti, la nostra casa è distrutta" – dall’altro le autorità israeliane hanno replicato sostenendo che la ragazza soffriva di leucemia, malattia per cui sarebbe stata evacuata con l’assenso di Tel Aviv. Un "dettaglio", sottolineano fonti vicine a Israele, omesso dai media italiani, che avrebbero invece enfatizzato il deperimento fisico attribuendolo alla carestia.




