Jerry Calà e il ricordo di Maria Rita Parsi: «Mi ha risolto la vita»
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Redazione Interno
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«Mi ha risolto la vita in un momento in cui potevo perdere la testa». Sono parole nette, cariche di un riconoscimento profondo, quelle con cui Jerry Calà, attore e comico, rievoca il suo percorso di terapia con Maria Rita Parsi, la psicologa e psicoterapeuta scomparsa il 2 febbraio scorso, a 78 anni, per un malore improvviso. Calà, che oggi ha 74 anni, ricostruisce un legame nato nei primi anni Ottanta, un periodo in cui, come racconta lui stesso, «avevo dei problemi dentro di me che da solo non riuscivo a risolvere». Quell’intervento professionale, che definisce senza esitazioni un’analisi, si è rivelato per lui decisivo, una tappa cruciale che ha evitato derive personali e che, nel tempo, si è trasformata anche in una collaborazione lavorativa, a testimonianza di un rapporto che andava al di là del semplice rapporto clinico.
La vocazione nata da una fiaba
La figura di Maria Rita Parsi, del resto, è stata da sempre contrassegnata da una dedizione assoluta, quasi una missione, verso il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza. Lei stessa amava raccontare che la sua vocazione a «diventare la psicologa dei bambini» era germogliata quando era ancora una bambina, folgorata – come ebbe a dire – dalla lettura de “La piccola fiammiferaia” di Hans Christian Andersen. Quella fiaba, che la lasciò «pietrificata» dall’incomprensione per il destino della protagonista, trovò una spiegazione nella saggezza della nonna, la quale le chiarì come molte persone, quando si sentono sole e abbandonate, non trovino la forza di chiedere aiuto. Quel seme, gettato nell’infanzia, crebbe fino a diventare il tratto distintivo di una carriera lunga decenni, costruita su quella che è stata definita una pedagogia dell’ascolto, della delicatezza e del cuore, rivolta ai più giovani e ai più fragili.
Una scomparsa che ha colpito nel profondo
La notizia della sua morte, giunta inaspettata, ha provocato un’onda di cordoglio e ricordi nell’ambiente culturale e mediatico italiano. In televisione, ad esempio, la conduzione del programma “La volta buona” ha deciso di aprire la puntata annunciando la triste novità, un momento che ha gelato lo studio. Vladimir Luxuria, conduttrice e amica, ha rivelato in quell’occasione un dettaglio significativo: la professoressa, nonostante avvertisse da tempo un dolore persistente a una gamba, aveva rimandato i controlli, affermando di «non avere tempo» per occuparsene, in una testimonianza che dipinge il ritmo di una vita completamente assorbita dal lavoro e dall’impegno civile. Altri, come Francesco Provinciali, hanno espresso un profondo addolorato, sottolineandone la grande esperienza professionale e la fama internazionale, mentre il mondo dell’associazionismo e della tutela dei minori perde una delle sue voci più autorevoli e instancabili.
Il lascito di un’esperienza unica
Oltre alle numerose battaglie portate avanti, Maria Rita Parsi lascia un’eredità fatta di approcci terapeutici innovativi e di una visione della psicologia profondamente umana, come conferma l’esperienza personale di Jerry Calà. La sua scomparsa improvvisa interrompe un flusso di pensiero e di azione che ha toccato, direttamente o indirettamente, la vita di molti, dai personaggi pubblici alle migliaia di bambini e famiglie incontrate nel corso della sua attività. La sua assenza, che ha privato il Paese di una figura di riferimento, fa risaltare ancor di più l’unicità del suo metodo e della sua sensibilità, elementi che ne hanno definito il percorso, da quella bambina turbata dalla fiaba della fiammiferaia alla psicoterapeuta riconosciuta a livello globale.




