Maria Rita Parsi, la psicologa che ha insegnato a mettere i bambini al centro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il mondo della psicologia e della tutela dei più giovani è in lutto per la scomparsa di Maria Rita Parsi, spentasi all'età di settantotto anni. La sua figura, come testimoniano le numerose voci che in queste ore ne ricordano l'eredità, travalicava i confini accademici per imporsi come un punto di riferimento etico e culturale nel dibattito nazionale. Per lei, l'infanzia non rappresentava affatto una fase preparatoria e minore dell'esistenza, bensì il territorio decisivo, il luogo in cui si gioca la partita vera sulla salute di una società e si misura, in concreto, la responsabilità degli adulti. Un insegnamento, il suo, che assume un valore ancor più prezioso in un'epoca segnata da rapidi cambiamenti e da nuove, insidiose fragilità.

Una carriera al servizio dei diritti dei minori

Il profilo professionale di Maria Rita Parsi è stato caratterizzato da un impegno tanto appassionato quanto concreto, sviluppatosi attraverso una lunga e articolata esperienza istituzionale. Ella ha infatti ricoperto, nel corso della sua vita, incarichi di rilievo in organismi sia nazionali che internazionali, tutti accomunati dalla missione di vigilare sui diritti dei minori e di promuoverne il benessere. Questo costante lavoro a stretto contatto con le strutture deputate alla protezione dell'infanzia e dell'adolescenza le ha permesso di tradurre le sue teorie in azioni e proposte, influenzando pratiche e sensibilità. Il suo approccio, del resto, evitava con cura le astrazioni: partiva sempre dai fatti, anche dai più crudi e complessi che la cronaca nera purtroppo offriva, affrontandoli senza cedere alla facile semplificazione o a un moralismo sterile, per riportare l'attenzione pubblica sulle storie individuali, sui "feriti" più che sui "devianti".

Il ricordo di Jerry Calà e il lato umano della professione

Oltre alla dimensione pubblica e istituzionale, emerge con forza, nelle testimonianze che la riguardano, il profilo di una professionista capace di un ascolto profondo e trasformativo. Ne è prova tangibile il commosso ricordo dell'attore Jerry Calà, il quale ha definito Parsi colei che, attraverso la terapia, negli anni Ottanta "gli ha risolto la vita". Questo episodio privato, che col tempo si è trasformato in una duratura amicizia, illumina un aspetto fondamentale del suo metodo: la capacità di coniugare il rigore scientifico con un'umanità autentica, rivolgendo il medesimo sguardo attento sia alle vittime silenziose di traumi e abusi, sia a personalità pubbliche in cerca di un equilibrio. Un lavoro, il suo, che ha saputo scavare nelle pieghe dell'animo umano con una rara combinazione di competenza e empatia.

L'eredità di una coscienza vigile

Maria Rita Parsi non è stata, in definitiva, soltanto una psicologa e psicoterapeuta di primo piano, ma una vera e propria coscienza vigile del Paese. Il suo contributo più duraturo resta forse l'aver insistito, con tenacia e chiarezza, sul principio che i bambini e gli adolescenti non sono soggetti passivi o futuri cittadini, bensì persone i cui diritti e la cui salute psichica vanno tutelati nel presente, con leggi adeguate, con politiche sociali illuminate e, soprattutto, con una cultura collettiva che ne riconosca la centralità. Il suo pensiero, i suoi libri e la sua azione concreta hanno tracciato un solco profondo, indicando una direzione che rimane oggi più che mai attuale e necessaria, in un mondo dove le nuove generazioni si trovano ad affrontare sfide inedite e complesse.

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