Addio a Maria Rita Parsi, la psicologa che ascoltava il silenzio dei bambini
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Redazione Interno
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Se ne è andata improvvisamente, per un malore, il 2 febbraio 2026, all'età di 78 anni, Maria Rita Parsi, una figura che ha segnato profondamente la psicologia italiana, in particolare quella legata al mondo dell'infanzia e dell'adolescenza. La sua scomparsa lascia un vuoto in un ambito nel quale è stata, per decenni, un punto di riferimento imprescindibile, non solo per la sua competenza scientifica ma per la capacità di tradurre il dolore psichico in una questione sociale che riguardava la collettività intera. La sua vocazione, come amava raccontare, affondava le radici in un trauma infantile: la nonna che le leggeva "La piccola fiammiferaia" di Andersen, una storia che la "pietrificava" per l'immagine di quella bambina che si lasciava morire. La spiegazione della nonna, secondo cui molte persone non trovano la forza di chiedere aiuto quando si sentono sole, divenne il nucleo fondante del suo sguardo sul mondo, un'eco che risuonò in ogni sua successiva ricerca.
Una carriera al servizio dei più vulnerabili
Il suo percorso professionale, che l'ha vista psicoterapeuta, docente e prolifica saggista con oltre cento volumi all'attivo, è stato costantemente indirizzato verso la tutela dei minori, un impegno che ha concretizzato anche attraverso una presenza attiva in organismi istituzionali, sia nazionali che internazionali, dedicati ai diritti dell'infanzia. Questi ruoli, che l'hanno portata a collaborare a stretto contatto con le istituzioni, non furono mai vissuti come semplici incarichi, ma come un'estensione naturale del suo lavoro clinico e della sua missione civile, un modo per dare voce, nei luoghi dove si decide, a chi voce spesso non ne ha.
Lo sguardo sulla cronaca: oltre la semplificazione
Maria Rita Parsi ha saputo portare questo sguardo complesso e profondo anche nell'analisi dei fatti di cronaca più cupi, inclusi quelli di nera, affrontandoli sempre con un rispetto che evitava il sensazionalismo e i dettagli espliciti, per concentrarsi invece sulle dinamiche psicologiche e sociali sottostanti. Nei suoi interventi pubblici e nelle sue collaborazioni come editorialista, non cedette mai alla tentazione della semplificazione o del giudizio moralistico, insistendo piuttosto sulla necessità di comprendere, di scavare dietro l'atto deviante per individuare la ferita originaria. Il suo focus rimaneva saldamente ancorato ai bambini e agli adolescenti, visti non come problemi da risolvere ma come individui, spesso sofferenti, da ascoltare e proteggere, una prospettiva che ha contribuito a educare l'opinione pubblica a una maggiore consapevolezza.
Il lascito di un pensiero sempre vigile
La sua scelta di non avere figli biologici, spiegata con la frase "Figli? Non li ho voluti: ce ne sono troppi da sostenere sulla terra", appare oggi come la sintesi estrema di una vita interamente dedicata all'infanzia intesa nella sua accezione più universale. Quella di Maria Rita Parsi è stata, in effetti, una maternità sociale e intellettuale di vasta portata, esercitata attraverso lo studio, la scrittura, l'insegnamento e un costante presidio del dibattito pubblico. La sua capacità di attraversare i temi più dolorosi senza perdere di vista la complessità umana e di riportare sistematicamente l'attenzione sui più giovani costituisce un patrimonio di pensiero che resta di fondamentale attualità, soprattutto in un'epoca in cui l'ascolto profondo sembra diventare una risorsa sempre più rara.




