Addio a don Antonio Mazzi, il prete di strada che ha fatto della televisione un pulpito di speranza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   «Oggi perdo il mio secondo padre, sei stato un prete da marciapiede che ha donato amore a tutti». Con queste parole, affidate a un post su Instagram, Mara Venier ha annunciato al suo pubblico la scomparsa di don Antonio Mazzi, avvenuta venerdì 31 luglio a Milano all'età di 96 anni. La conduttrice, raggiunta al telefono, ha raccontato di un'amicizia lunga 36 anni, definendo il sacerdote "un padre, un amico, un punto di riferimento fondamentale" e confidando, tra le lacrime, che lui stesso aveva chiesto che al suo funerale non venisse cantato l'Eterno riposo ma "Io vagabondo" dei Nomadi.

Un aneddoto che restituisce, in tutta la sua schiettezza, il carattere di un uomo che ha saputo coniugare la fede con la vita vera, senza mai rinunciare a un sorriso o a una battuta, come testimoniano i tanti siparietti che lo hanno reso celebre al grande pubblico del piccolo schermo.

Un comunicatore fuori dagli schemi

Don Mazzi non è stato solo un prete di strada o il fondatore di Exodus, ma un comunicatore nato, capace di abbattere i muri tra il sacro e il profano con la stessa naturalezza con cui indossava i suoi celebri maglioni. Giornalista professionista, firma di testate come Avvenire, il Corriere della Sera e Famiglia Cristiana, aveva capito prima di altri la potenza della televisione come strumento per portare la sua missione nelle case degli italiani.

Il suo rapporto con il tubo catodico inizia negli anni Novanta, quando entra come ospite fisso a "Domenica In", diventando un volto amatissimo dal pubblico che lo seguiva in quella che era una sorta di famiglia allargata televisiva, un cast affiatato che regalava momenti di spensieratezza nei lunghi pomeriggi domenicali.

Il miracolo di "Domenica In" e l'amicizia con Mara Venier

Il rapporto con Mara Venier, che lui stesso considerava una figlia spirituale, è stato il filo rosso che ha legato don Mazzi al piccolo schermo per oltre tre decenni. In un'occasione, durante una puntata speciale per i suoi 90 anni, la conduttrice, visibilmente commossa, gli confessò: «Ho perso mio padre che avevo 20 anni, e quello che ha sostituito mio padre sei stato tu». Don Mazzi, come suo solito, asciugò le lacrime con una battuta, dimostrando ancora una volta la sua straordinaria umanità: «Qualche miracolo succede anche in televisione!».

Quella risposta, che sembrava liquidare il momento con leggerezza, racchiudeva in realtà il senso profondo del suo essere apparso in quel salotto: un modo per disturbare la superficialità e lanciare spot a favore del Cielo, mischiando la testimonianza di fede alla più autentica delle comicità.

Dalla strada al pulpito televisivo

Arrivato a Milano nel 1979, don Mazzi si era trovato a camminare in mezzo a "tappeti di siringhe" al Parco Lambro, uno dei luoghi simbolo dello spaccio. Da quel dramma nacque Exodus, una comunità che non si è mai arresa all'idea che la droga e la devianza fossero sentenze senza appello. La sua filosofia, come ricordato dal pedagogista Daniele Novara, era quella di un'educazione senza giudizio.

La televisione, con la sua capacità di raggiungere le masse, divenne per lui un prolungamento naturale di quella strada: un luogo dove parlare ai ragazzi, ma anche alle loro famiglie, con un linguaggio diretto che spesso mandava in cortocircuito le gerarchie ecclesiastiche. Non a caso, alle critiche su una possibile carriera in Vaticano, lui rispondeva con il suo tipico spirito anarchico: «Se mi faranno vescovo, sarò comunque sempre un vescovo di strada».

Un'eredità di speranza

Oggi che don Mazzi non c'è più, rimane il ricordo di un uomo che ha saputo trasformare la sofferenza in azione, l'emarginazione in comunità e la fede in un dialogo aperto con tutti. La camera ardente allestita nella sua Cascina al Parco Lambro e i funerali che si terranno nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano, lunedì 3 agosto, saranno il luogo del commiato per una folla che ha imparato ad amarlo non come un santone, ma come un padre burbero e affettuoso, capace di ascoltare il grido di chiunque.

Il suo insegnamento, come sottolineato dai ragazzi di Exodus, rimane un fuoco acceso: «I giovani non sono vasi da riempire, ma fuochi da accendere». E quel fuoco, don Mazzi lo ha acceso in milioni di telespettatori, che ancora oggi ricordano il suo sorriso e le sue battute come un messaggio di speranza.

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