Addio a don Mazzi, la camera ardente alla mensa del Parco Lambro: "I sogni sono sempre giovani"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella mensa della comunità Exodus, quella stessa in cui per oltre quarant'anni don Antonio Mazzi ha condiviso il pasto quotidiano con i suoi ragazzi, è stata allestita la camera ardente. Il fondatore, morto il 31 luglio all'età di 96 anni, riposa nel cuore pulsante della sua opera, circondato dai simboli di una vita spesa in cammino: un paio di sandali, il bastone da viandante, la Bibbia personale aperta sulla pagina della Pentecoste.

Ai piedi del feretro, una grande foto lo ritrae sorridente, con lo sguardo rivolto al cielo e un messaggio che racchiude la sua filosofia: "I sogni sono sempre giovani". Ad accogliere il numeroso flusso di volontari, ex ospiti e cittadini che hanno voluto rendere omaggio, ci sono i gonfaloni del Comune di Milano, della Città metropolitana e di Regione Lombardia.

L'eredità di un "prete di strada"

Don Mazzi, come amava definirsi, è stato per oltre quarant'anni una delle figure più rappresentative del Terzo Settore italiano, dedicando la sua esistenza al recupero dei giovani più fragili e offrendo loro un'alternativa alla strada. Nato a Verona nel 1929, fu nel 1984 che piantò le radici di Exodus al Parco Lambro, dando vita a un progetto educativo itinerante che sarebbe diventato una rete nazionale di comunità, centri diurni e cooperative.

"La sua non è mai stata un'opera di semplice assistenza", si legge nel ricordo diffuso dalla Fondazione, "ma un abbraccio paterno capace di restituire dignità, sogni e futuro a ragazzi feriti dalle dipendenze e dall'emarginazione". La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile, ma la comunità che ha costruito è pronta a camminare sulle sue orme.

Il futuro di Exodus, una scommessa già vinta

Mentre gli ultimi saluti si susseguono nella camera ardente, che resterà aperta anche domenica, il pensiero di chi ha lavorato al suo fianco è già proiettato verso il futuro. "Il dopo don Mazzi è una scommessa, d'altra parte era già una scommessa all'inizio", ha dichiarato il vicepresidente della Fondazione, Franco Taverna, spiegando come già lo scorso novembre lo statuto sia stato modificato per inglobare tutte le anime di Exodus, dalle associazioni alle cooperative, in un'unica realtà "multipla e policentrica".

Un percorso, questo, che don Mazzi stesso aveva iniziato a tracciare, come testimonia Taverna: "A 96 anni, con la prospettiva della fine imminente, era ancora proiettato verso il futuro. Ci ha detto: 'L'importante è che iniziamo, dobbiamo cominciare'". La sfida è raccolta da tutti coloro che hanno creduto nel suo messaggio, convinti come lui che ogni ragazzo, anche il più difficile, possa cambiare.

Un ultimo saluto senza formalismi

La camera ardente, allestita senza alcun formalismo "proprio come piaceva a lui", ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, tra cui l'assessore comunale Marco Granelli, che ha portato il cordoglio dell'amministrazione. Tra le corone di fiori, spiccano quelle inviate dal cantante Albano Carrisi e dalla Nazionale Italiana Magistrati, a testimonianza del profondo legame che don Mazzi era riuscito a tessere con il mondo delle istituzioni e dello spettacolo.

I funerali si terranno lunedì 3 agosto alle 15 nella Basilica di Sant'Ambrogio; il sindaco Giuseppe Sala ha proclamato il lutto cittadino per l'intera giornata. La cerimonia, come annunciato dalla comunità, sarà "una liturgia viva", animata dai canti, dalla musica e dalle parole dei ragazzi e degli educatori di tutte le realtà Exodus presenti in Italia e nel mondo.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.