Miami, nuovo round negoziale tra Washington e Kiev: si cercano spazi per un trilaterale con Mosca

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Si è svolto ieri a Miami un nuovo capitolo del complesso dialogo diplomatico tra Ucraina e Stati Uniti, un faccia a faccia che ha visto protagonisti, da un lato, i negoziatori di Kiev guidati dal Segretario del Consiglio per la Sicurezza nazionale Rustem Umerov e, dall’altro, gli inviati della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner, genero del presidente americano. L’incontro, che si colloca all’interno di un percorso negoziale costellato da continui rinvii e da un quadro geopolitico in rapido mutamento, ha rappresentato un tentativo concreto da parte dei due alleati di riallineare le rispettive posizioni. L’obiettivo dichiarato, come emerso dalle prime dichiarazioni ufficiali, è quello di gettare le basi per un futuro confronto trilaterale che coinvolga direttamente la Russia, un format quest’ultimo rimasto in sospeso da oltre un mese a causa delle crescenti tensioni in Medio Oriente.

Un’agenda fitta e la ricerca di una sintesi

Secondo quanto riferito dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo tradizionale discorso serale, la delegazione di Kiev – composta anche dal capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov e dal capo della fazione parlamentare David Arakhamia – ha già avuto modo di confrontarsi con i mediatori americani. I temi affrontati sono stati molteplici e di cruciale importanza: si è discusso dei "preparativi per un incontro trilaterale con la Russia", della necessità di proseguire il "dialogo con gli americani in stretto coordinamento" e, non meno rilevante, delle future garanzie di sicurezza e della ricostruzione del paese. Umerov, dal canto suo, ha parlato di un confronto incentrato sulle "prossime tappe del percorso negoziale", sottolineando come particolare attenzione sia stata posta nell’allineare gli approcci per ottenere progressi concreti. Un ringraziamento esplicito è arrivato da Kiev per "l’impegno e il lavoro costante" svolto dall’amministrazione Trump nel tentativo di far progredire il processo, nonostante le evidenti difficoltà.

Il peso del conflitto in Iran e le dichiarazioni di Witkoff

Questo nuovo round di colloqui arriva dopo una serie di battute d’arresto. Un vertice trilaterale era stato inizialmente programmato per l’inizio di marzo ad Abu Dhabi, ma era stato rinviato a causa dell’escalation militare che ha coinvolto gli Stati Uniti e Israele contro l’Iran, un conflitto che ha riscritto le priorità della diplomazia americana. La scelta di proseguire i colloqui a Miami, in un formato bilaterale, rappresenta dunque un tentativo di non far arenare del tutto il dialogo. Lo stesso inviato speciale Steve Witkoff, al termine dell’incontro di sabato, ha parlato di discussioni "costruttive" finalizzate a "restringere e risolvere gli elementi rimanenti per avvicinarsi a un accordo di pace completo". Un segnale positivo, sebbene la mancanza di una partecipazione russa – il Cremlino ha già fatto sapere che non prenderà parte a questo specifico appuntamento – lasci intendere come la strada verso un vero e proprio cessate il fuoco sia ancora irta di ostacoli.

Il fronte interno: il Donetsk sotto i colpi dei droni

Mentre la diplomazia cercava spazi di manovra in Florida, il conflitto sul terreno non ha conosciuto pause. Le cronache dalla linea del fronte riportano un attacco con drone russo avvenuto nel villaggio di Maidan, nella regione di Donetsk, che ha causato la morte di un civile e il ferimento di diverse persone, tra cui un quindicenne. Un episodio che getta un’ombra ulteriore sui tentativi di mediazione, ricordando la quotidianità della violenza che caratterizza le aree occupate e contese. Parallelamente, le forze di Mosca hanno dichiarato di aver intercettato nella notte 283 droni lanciati da Kiev, segno che anche la guerra a distanza prosegue senza sosta.

Le tensioni europee sul fronte finanziario

Il contesto in cui si inseriscono i colloqui è reso ulteriormente complesso dalle frizioni all’interno dello schieramento occidentale. In particolare, il rifiuto del primo ministro ungherese Viktor Orban di aderire a un prestito da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina ha scatenato una dura reazione da parte del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha definito l’atteggiamento di Budapest "un atto di grave slealtà" destinato ad avere "conseguenze profonde". Una spaccatura che evidenzia le difficoltà dell’Unione Europea nel mantenere un fronte unito sul sostegno finanziario a Kiev, proprio mentre gli Stati Uniti, pur mantenendo il ruolo di primo piano nella mediazione, appaiono distratti dalle crisi in Medio Oriente.

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