Zelensky annuncia un trilaterale con Usa e Russia entro dieci giorni, Mosca non arretra

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A quattro anni esatti dall'inizio dell'invasione su larga scala, e mentre i combattimenti proseguono senza sosta lungo la linea del fronte, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha fornito indicazioni temporali più precise riguardo ai prossimi incontri diplomatici. Intervenendo a un vertice della "Coalizione dei volenterosi" a Kiev, ha dichiarato che un nuovo round di negoziati trilaterali tra Ucraina, Stati Uniti e Russia potrebbe tenersi entro i prossimi dieci giorni -1-3. L'annuncio giunge all'indomani delle celebrazioni per il quarto anniversario del conflitto, giornata in cui i leader europei si sono recati nella capitale ucraina per offrire sostegno, ma anche in cui sono emerse con chiarezza le persistenti difficoltà nel mantenere unito il fronte occidentale -1-2.

Prima di questo possibile incontro allargato, è previsto per domani a Ginevra un faccia a faccia tra il negoziatore ucraino, Rustem Umerov, e gli inviati speciali dell'amministrazione Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner -1-9. I colloqui in terra svizzera, che si svolgeranno parallelamente ad altri tavoli negoziali dedicati al dossier nucleare iraniano, dovrebbero servire a preparare il terreno per il vertice successivo, affrontando questioni preliminari come gli scambi di prigionieri di guerra e gettando le basi per una discussione più ampia che dovrà inevitabilmente includere i rappresentanti del Cremlino -1-9. La scelta di Ginevra come sede conferma il ruolo di mediatore assunto con sempre maggior decisione dagli Stati Uniti di Donald Trump, tornato alla Casa Bianca e intenzionato a rivendicare un successo diplomatico entro la metà dell'anno -5.

La posizione di Mosca, tuttavia, appare al momento distante da qualsiasi ipotesi di compromesso. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha ribadito con fermezza che la cosiddetta "operazione militare speciale" proseguirà sino al pieno raggiungimento di tutti gli obiettivi prefissati, obiettivi che a suo dire non sono ancora stati conseguiti -2-10. Un messaggio di chiusura, il suo, che stride con l'apertura di un canale diplomatico, ma che riflette la strategia del governo russo. A rendere l'atmosfera ancora più tesa ci ha pensato l'intelligence russa, che attraverso dichiarazioni minacciose ha evocato lo spettro di una escalation nucleare, accusando Francia e Gran Bretagna di voler fornire a Kiev testate atomiche, una ricostruzione prontamente smentita e bollata come pura propaganda dagli alleati occidentali -2-8.

Il nodo della partecipazione europea e lo scoglio ungherese

Nel suo intervento, Zelensky ha posto l'accento su un aspetto cruciale e spinoso del negoziato: la necessità di coinvolgere l'Europa al tavolo delle trattative. "Abbiamo bisogno dell'Europa nei negoziati", ha affermato il leader ucraino, sottolineando come Kiev stia facendo tutto il possibile per assicurare una presenza europea nel processo -1-6. Una richiesta, la sua, che mira a bilanciare il peso specifico dei due attori globali, Stati Uniti e Russia, e a garantire che gli interessi di sicurezza del vecchio continente non vengano sacrificati in un accordo gestito esclusivamente da Washington e Mosca. Tuttavia, l'Europa arriva a questo appuntamento mostrando alcune crepe nella sua unità -1.

Se da un lato Ursula von der Leyen e António Costa, presidenti rispettivamente di Commissione e Consiglio Ue, hanno promesso a Kiev un "sostegno totale e incrollabile", assicurando che un prestito da 90 miliardi di euro verrà erogato a breve, dall'altro lato l'ombra del veto ungherese continua a pesare come un macigno -1-2. Viktor Orbán, insieme al premier slovacco Robert Fico, tiene in scacco sia il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca sia lo stesso prestito, adducendo come pretesto la mancata fornitura di petrolio attraverso l'oleodotto Druzhba da parte ucraina -1-10. Una posizione che ha scatenato la reazione di Zelensky, il quale ha invitato Orbán a rivolgersi piuttosto a Putin, vero responsabile della distruzione delle infrastrutture energetiche, se desidera risolvere il problema -1.

Mosca alza il livello dello scontro verbale tra minacce nucleari e accuse

Mentre i diplomatici si preparano a incontrarsi, il fronte della comunicazione di guerra registra un inasprimento significativo. L'intelligence russa per l'estero (SVR) ha diffuso un allarme secondo cui Francia e Regno Unito starebbero pianificando di fornire all'Ucraina armi nucleari, una sorta di "Wunderwaffe" per scongiurare la sconfitta -2-7. La replica di Parigi è arrivata con ironia attraverso i canali social dedicati alla contro-informazione, facendo notare come, a cinque anni dall'inizio di una guerra che doveva durare pochi giorni, Mosca si trovi costretta a puntare il dito contro le testate nucleari altrui -2. Ben più duro e preoccupante è stato il commento di Dmitry Medvedev, vice segretario del Consiglio di sicurezza nazionale russo, che ha minacciato una "risposta simmetrica" con l'uso di armi nucleari non strategiche non solo contro obiettivi in Ucraina, ma anche contro i Paesi fornitori, definiti complici di un conflitto atomico -2-8.

Parallelamente alla minaccia nucleare, la propaganda russa torna a dipingere l'Occidente come l'aggressore. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha dichiarato che l'Occidente avrebbe trasformato Kiev in un "mostro insaziabile", ribadendo l'opposizione di Mosca a un coinvolgimento europeo nei negoziati -1. Uno scenario, quello disegnato dalle parole dei funzionari russi, che sembra voler alzare il livello della posta in gioco proprio mentre si profila all'orizzonte una nuova tornata di colloqui, quasi a voler mettere in guardia le controparti e a ribadire che qualsiasi trattativa dovrà partire dal presupposto che gli obiettivi iniziali del Cremlino restano validi e non negoziabili.

Il fronte resta caldo mentre la diplomazia prova a muovere i primi passi

L'annuncio dei prossimi incontri diplomatici non ha certo fermato le operazioni militari sul terreno. Nelle ultime ore si sono registrati attacchi incrociati: un raid russo su un villaggio nella regione di Zaporizhzhia ha provocato la morte di quattro civili, mentre un attacco con drone ucraino contro una fabbrica in territorio russo ha causato un analogo numero di vittime e una decina di feriti -1. Episodi, questi, che raccontano di una guerra che prosegue nella sua fase di logoramento, con entrambe le parti che cercano di guadagnare posizioni o infliggere danni in vista di un futuro, e ancora incerto, momento di trattativa.

Sul campo, secondo alcune analisi, le forze ucraine avrebbero recentemente riconquistato iniziativa in alcuni settori del fronte meridionale, riconquistando circa 150 chilometri quadrati di territorio nell'area di Zaporizhzhia e Huliapole, il piů significativo avanzamento dall'estate del 2024 -5. Avanzamenti che, seppur limitati, assumono un importante valore simbolico e strategico, dimostrando come la macchina da guerra russa, nonostante la superiorità numerica e di mezzi, non riesca a sfondare in maniera decisiva e come la resistenza ucraina continui a rappresentare un fattore fondamentale del conflitto, capace persino di ribaltare localmente le sorti degli scontri mentre si attende di capire se la via della diplomazia potrà davvero portare a una tregua.

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