Zelensky annuncia un trilaterale con Usa e Russia, ma il formato resta da definire

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha rotto il silenzio che da settimane avvolgeva i canali diplomatici, annunciando l’imminenza di un confronto trilaterale – coinvolgente Stati Uniti e Russia – finalizzato a trovare una via d’uscita dal conflitto. L’incontro, la cui architettura non è stata ancora delineata nei dettagli, rappresenterebbe il primo tentativo concreto di rimettere attorno a un tavolo le parti in guerra dopo mesi di stallo, attacchi missilistici e reciproche accuse di ostruzionismo.

Un formato ancora fluido tra visite e delegazioni

Dalle parole di Zelensky, riportate da agenzie come Ukrinform, emerge una situazione in evoluzione: «C’è stata una conversazione con i rappresentanti del gruppo del Presidente degli Stati Uniti – ha dichiarato – e abbiamo concordato che ci sarà un incontro trilaterale nel prossimo futuro, o ci sarà un formato in cui il gruppo americano verrà da noi, e probabilmente poi andrà dai nostri vicini». Con “vicini”, il riferimento esplicito è alla Russia, sebbene la formula prescelta lasci intendere una certa flessibilità operativa. Potrebbe trattarsi, insomma, di un unico vertice congiunto oppure di una staffetta di colloqui separati, dove la delegazione statunitense farebbe da cerniera tra Kiev e Mosca.

Il nodo dei negoziati e la centrale nucleare

Il capo di Kiev ha ribadito che «porre fine alla guerra e raggiungere la pace in Ucraina è la questione numero uno», aggiungendo di essere impegnato in «un processo trilaterale di vari accordi». Tra i punti più spinosi che un eventuale faccia a faccia con Vladimir Putin dovrebbe sciogliere – ipotesi che Zelensky non esclude, anzi rilancia – ci sono lo status dei territori occupati e il futuro della centrale nucleare di Zaporizhzhia, sotto controllo russo fin dai primi mesi dell’invasione su larga scala. Gli attacchi continui sulle infrastrutture energetiche ucraine, e quelli ucraini su obiettivi in territorio russo, hanno reso ogni passo diplomatico più fragile; tuttavia, secondo fonti vicine al dossier, sarebbero proprio le posizioni di Mosca a frenare la definizione di un piano di pace.

Il monito del Comitato Nobel contro le repressioni in Russia

In una nota parallela, che pure riguarda da vicino il clima di violazione dei diritti in cui si muove la guerra, il Comitato Nobel norvegese – lo stesso che nel 2022 insignì Memorial del premio per la pace – ha tuonato contro la decisione delle autorità russe di bollare l’organizzazione come «estremista». Un «affronto ai valori fondamentali della dignità umana e della libertà di espressione», ha scritto il Comitato, chiedendo il ritiro immediato del provvedimento e la fine di «tutti gli abusi» ai danni di Memorial e dei suoi attivisti. La designazione, giunta mentre le forze di Mosca intensificano la repressione del dissenso interno, si inserisce in un quadro già segnato dalla chiusura di decine di ong e testate indipendenti.

La tregua vista dall’Iran e la disponibilità a un colloquio diretto

Zelensky, in un passaggio ripreso da diverse testate, ha accennato a una possibile tregua «vista in Iran», quasi a voler evocare un modello mediato da attori terzi – sebbene nessun dettaglio operativo sia stato fornito. Parallelamente, il presidente ucraino ha ribadito la propria disponibilità a un incontro diretto con Putin, dopo mesi in cui ogni contatto era saltato. Un colloquio che, se mai si terrà, dovrà affrontare non solo le linee del fronte ma anche la questione della centrale nucleare, oggetto di continui allarmi per il rischio di un incidente. L’annuncio del trilaterale, seppur ancora privo di una data o di una sede, viene interpretato come un segnale di cedimento delle rigidità reciproche, almeno sul piano retorico. Resta da vedere se la diplomazia statunitense – con il presidente Trump ormai stabilmente alla Casa Bianca da più di un anno – riuscirà a tradurre le parole in un cessate il fuoco reale.

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