L’Onu riafferma il sostegno a Kiev ma gli Usa si astengono, a Ginevra intanto si lavora al trilaterale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il quarto anniversario dell’invasione russa, celebrato tra discorsi solenni e strette di mano a Kiev con i vertici dell’Unione Europea, ha lasciato il posto a una frenetica attività diplomatica che si concentra ora nella città svizzera di Ginevra. Mentre l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, riunita a New York, ha ribadito con una risoluzione il proprio attaccamento alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina – un testo che ha incassato 107 voti a favore ma che ha visto l’astensione, non casuale, degli Stati Uniti – sul terreno e nei palazzi della politica si gioca una partita complessa che cerca di tradurre le intenzioni in atti concreti. L’astensione americana, spiegata dalla vice ambasciatrice Tammy Bruce come una scelta dettata dalla volontà di non introdurre elementi che possano distrarre dal tavolo negoziale, rappresenta un segnale chiaro dell’approccio pragmatico voluto da Donald Trump, il quale, tornato alla Casa Bianca, spinge per una risoluzione rapida del conflitto, anche a costo di prendere le distanze da某些 formulazioni multilateraliste -1-7.

Proprio sull’asse Washington-Kiev, dopo un silenzio che nel giorno dell’anniversario aveva fatto discutere, si è registrata una nuova chiamata tra il presidente americano e Volodymyr Zelensky. Una conversazione, durata una trentina di minuti e descritta come positiva, che ha di fatto preparato il terreno per l’incontro odierno a Ginevra -9. Nella città svizzera sono attesi i due inviati speciali di Trump per le crisi internazionali, Steve Witkoff e Jared Kushner, i cosiddetti “dioscuri” della diplomazia presidenziale, che incontreranno il capo negoziatore ucraino, Rustem Umerov. Fonti diplomatiche citate dall’agenzia russa Ria Novosti riferiscono che nella stessa sede è previsto anche un colloquio tra gli stessi emissari americani e Kirill Dmitriev, rappresentante speciale del Cremlino per gli investimenti e figura chiave per il ristabilimento dei legami economico-commerciali tra Mosca e Washington, a testimonianza di come i canali di dialogo, seppur distinti, tendano a incrociarsi -5-10.

La tempistica del negoziato e l’insistenza di Zelensky per un ruolo europeo

Zelensky, parlando a margine di un incontro della Coalizione dei volenterosi a Kiev, ha fornito indicazioni piuttosto precise sulla tabella di marcia, dichiarando che un vero e proprio vertice trilaterale tra Ucraina, Stati Uniti e Russia potrebbe concretizzarsi in un arco di tempo che va da pochi giorni a un massimo di dieci. Il leader ucraino ha ribadito con forza un concetto che gli sta particolarmente a cuore, ovvero la necessità imprescindibile di avere l’Europa seduta al tavolo delle trattative. “Stiamo facendo tutto il possibile per coinvolgere gli europei in questo processo”, avrebbe detto Zelensky, consapevole che il suo futuro, in termini di sicurezza e ricostruzione, dipende in larga misura anche da Bruxelles e dalle principali capitali del continente -2-8. Una richiesta, questa, che si scontra con la posizione russa, da sempre restia a un allargamento del perimetro negoziale che possa rafforzare la controparte.

Nel frattempo, l’incontro di Ginevra tra Umerov e i rappresentanti di Trump assume i contorni di una prova generale. Si discuterà di questioni tecniche, dello scambio di prigionieri, ma soprattutto si getteranno le basi per l’incontro al vertice che, nelle speranze di Zelensky, dovrebbe avvenire a livello di leader. Dal canto suo, il presidente americano avrebbe espresso a Zelensky il desiderio di vedere la guerra conclusa entro l’estate, se non addirittura, come riportato da alcune fonti, nell’arco di un mese, purché i colloqui a livello di rappresentanti facciano registrare passi in avanti significativi -9. Una tempistica serrata che stride con la complessità del conflitto e con la realtà sul campo, dove i combattimenti non accennano a diminuire.

Il nodo dei finanziamenti europei e il veto ungherese

Sullo sfondo della partita diplomatica a Ginevra, l’Unione Europea continua a muoversi su un doppio binario. Da un lato, la solidarietà politica a Kiev rimane alta, con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa che hanno voluto essere presenti nella capitale ucraina per l’anniversario, promettendo 100 milioni di euro in aiuti immediati per far fronte alla crisi energetica. Dall’altro lato, l’Unione si trova con le mani legate dall’ennesimo veto del premier ungherese Viktor Orbán, che tiene sotto scacco sia il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca, sia il prestito da 90 miliardi di euro, fondamentale per la tenuta dell’economia e della difesa ucraina -1-8.

Orbán motiva il suo blocco con presunte azioni di Kiev contro gli interessi energetici ungheresi, accusando l’Ucraina di interrompere il flusso di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba. Accuse respinte al mittente da Zelensky, il quale ha invitato il premier magiaro a rivolgersi piuttosto a Putin, vero responsabile dei danni alle infrastrutture. Una situazione di stallo che rischia di indebolire la posizione ucraina proprio mentre si avvia una fase negoziale delicata, lasciando Kiev a guardare con ansia a ciò che accade nei palazzi della politica europea e nelle sale riunioni degli alberghi di Ginevra, dove il suo futuro viene discusso anche in sua assenza.

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