La ventina di diplomatici russi è atterrata a Ginevra, Medinsky guida la delegazione per il trilaterale con Usa e Ucraina
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Redazione Esteri
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Un volo speciale, partito nella notte e transitato – particolare non irrilevante, stando a quanto sottolineano diverse fonti di stampa vicine al Cremlino – sui cieli di Paesi considerati “ostili”, tra cui l’Italia che ha concesso il sorvolo per consentire l’ingresso in Svizzera, ha portato questa mattina a Ginevra la delegazione russa. Si tratta di una ventina di componenti, guidati da Vladimir Medinsky, consigliere presidenziale già noto per aver condotto i precedenti e difficili round negoziali. La sua presenza al tavolo, come spiegano gli analisti citati dalle agenzie internazionali, non è un dettaglio da poco: se nei colloqui di Abu Dhabi la Russia aveva inviato una squadra più tecnica e legata all’intelligence militare, il ritorno di Medinsky, figura che gli ucraini hanno in passato definito uno “pseudo-storico” per la sua linea intransigente, segnala come Mosca intenda rimettere al centro le questioni politiche di fondo e la discussione sui territori.
La pressione di Trump su Kiev e l'allargamento del tavolo negoziale
Mentre l’aereo con i diplomatici russi sorvolava l’Europa, dal cielo americano, a bordo dell’Air Force One, è arrivata chiara la posizione della Casa Bianca. Il presidente Donald Trump, tornato alla guida degli Stati Uniti, ha usato parole dirette nei confronti di Kiev, esortando la controparte ucraina a sedersi al tavolo “al più presto” e a mostrare maggiore disponibilità. Un messaggio, questo, che si inserisce in una cornice più ampia: gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, partiti nella notte dagli Stati Uniti, non sono a Ginevra solo per l’Ucraina. La città svizzera ospita infatti un doppio binario diplomatico, e i due rappresentanti prenderanno parte anche ai colloqui separati con l’Iran sul programma nucleare, un altro dossier caldo su cui l’amministrazione Trump cerca di evitare una escalation, pur non escludendo pubblicamente “conseguenze” in caso di mancato accordo.
Sul fronte ucraino-russo, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha anticipato che l’agenda di questi due giorni di incontri – oggi e domani – sarà più ampia rispetto ai precedenti round emiratini. Si discuterà, e il nodo è tutt’altro che secondario, di una gamma estesa di questioni che includerà esplicitamente i territori contesi. Una mossa, quella russa, che cerca di allargare il dibattito a quelle che definisce le “cause profonde” del conflitto, mentre da Kiev, per bocca del presidente Zelensky, filtra più di una perplessità sulla reale volontà negoziale di Mosca, accusata di non aver smesso di colpire le infrastrutture energetiche ucraine nemmeno alla vigilia del vertice.
L’allarme dai vertici militari europei e la postura di Mosca
Sullo sfondo della diplomazia che si muove tra le sale riunioni di Ginevra, l’Europa registra un irrigidimento del tono militare. I capi di stato maggiore di Germania e Regno Unito, Carsten Breuer e Sir Richard Knighton, hanno firmato un appello congiunto pubblicato da Welt e Guardian, esortando i cittadini europei a prepararsi all’eventualità di un conflitto con la Russia. Un monito, il loro, che arriva dopo aver constatato come Mosca stia progressivamente spostando il proprio schieramento militare verso occidente, riarmandosi e riorganizzando le proprie forze alla luce dell’esperienza maturata sul campo ucraino. La loro analisi, contenuta in una lettera che non lascia spazio a facili ottimismi, è che la forza scoraggi l’aggressione e che, al contrario, la debolezza finisca per stimolarla: un concetto che suona come un avvertimento diretto ai governi europei affinché aumentino la spesa per la difesa e consolidino la propria base industriale bellica.
La delegazione russa, composta da una ventina di persone, non si limiterà alla sola trattativa politica. Con Medinsky, incaricato di affrontare le richieste territoriali e politiche, siederà al tavolo anche Kirill Dmitriev, figura chiave per un eventuale gruppo di lavoro separato che dovrà esplorare le questioni economiche e le possibili aperture con Washington. Un segnale, quest’ultimo, che se da un lato mostra la complessità del confronto – non solo linee sul fronte ma anche flussi finanziari e sanzioni – dall’altro evidenzia come gli Stati Uniti stiano giocando un ruolo che, nelle parole del Segretario di Stato Marco Rubio, nessun altro organismo internazionale o paese europeo è stato finora in grado di svolgere: portare le due parti allo stesso tavolo per parlare, senza per ora imporre soluzioni ma tentando di mediare tra posizioni che, sul terreno, continuano a restare rigidamente contrapposte.




