Zelensky ha sentito gli inviati di Trump in vista del trilaterale di Ginevra

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La macchina diplomatica, dopo gli incontri preliminari tenutisi ad Abu Dhabi nelle scorse settimane, tenta ora di imprimere un’accelerazione al processo di pace, sebbene le crepe e le diffidenze reciproche rimangano evidenti e, per certi versi, si stiano persino approfondendo. Volodymyr Zelensky, intervenuto alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ha reso noto di aver avuto un colloquio con gli inviati del presidente americano Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, un confronto che arriva alla vigilia del nuovo round negoziale, previsto per il 17 e il 18 febbraio a Ginevra, e che vedrà seduti allo stesso tavolo, per la prima volta in questo formato, le delegazioni di Ucraina, Russia e Stati Uniti. L’incontro di Monaco, dove il leader ucraino ha anche incontrato il Segretario di Stato Marco Rubio, è stato l’occasione per ribadire, come si legge in un suo messaggio sulla piattaforma X, l’auspicio che i colloqui in Svizzera possano rivelarsi “davvero produttivi”, nonostante il clima generale, a poche ore dall’avvio, appia tutt’altro che disteso -2-7.

L'ottimismo prudente di Washington e la richiesta di garanzie da Kiev

Se da un lato l’amministrazione Trump, per bocca del Segretario Rubio, parla di progressi concreti nel restringere il numero delle questioni aperte, dall’altro lato la stessa amministrazione ammette, con una certa franchezza, di non avere ancora la certezza circa le reali intenzioni del Cremlino. Nel corso del suo intervento a Monaco, Rubio ha chiarito che Mosca, pur dichiarandosi disponibile alla pace, pone sul tavolo condizioni molto precise, e il nodo centrale, per l’Ucraina, rimane quello delle garanzie di sicurezza -10. Zelensky, dal canto suo, ha espresso preoccupazione per quella che percepisce come una pressione asimmetrica: l’impressione, ha dichiarato nel corso di un panel, è che troppo spesso si parli di concessioni richiedendole unicamente a Kiev, senza che venga esercitata una analoga pressione sulla Russia affinché ceda qualcosa. Una dinamica, questa, che rischia di minare alla base la fiducia del popolo ucraino nell’intero processo, specialmente in un momento in cui, sul terreno, i bombardamenti continuano a colpire infrastrutture critiche e a mietere vittime civili, sette delle quali nelle ultime ventiquattr’ore secondo le autorità locali.

Mosca cambia volto alla delegazione e rilancia le sue condizioni

A complicare ulteriormente il quadro, già di per sé complesso, è giunta la notizia, confermata da fonti del Cremlino, del ritorno alla guida della delegazione russa di Vladimir Medinsky, consigliere presidenziale noto per la sua linea intransigente e già protagonista di fallimentari round negoziali in passato, a Istanbul -5. La scelta di sostituire la squadra precedente, ritenuta da Kiev più “costruttiva”, con una figura associata a posizioni di chiusura e alla cosiddetta “guerra senza limiti”, è stata interpretata come un segnale di irrigidimento da parte di Mosca, la quale, per bocca del ministro degli Esteri Lavrov, continua a sostenere l’esistenza di un pre-accordo tra Stati Uniti e Russia, poi stravolto, a loro dire, dalle interferenze europee e ucraine -9. L’Europa, d’altronde, rimane ufficialmente esclusa dal tavolo di Ginevra, un formato rigorosamente trilaterale che, secondo Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, non prevede spazi per rappresentanti dell’Unione, una scelta che solleva più di una perplessità negli alleati continentali di Kiev, i quali pure continuano a promettere sostegno e a lavorare a margine della Conferenza di Monaco -8.

I nodi irrisolti del negoziato tra pressioni e linee rosse

Mentre le diplomazie si preparano a incontrarsi nella città svizzera, il terreno su cui si muovono appare minato da divergenze profonde. Oltre alla questione delle garanzie di sicurezza, che Zelensky vorrebbe estese per decenni e non limitate a un arco temporale troppo breve, resta aperto il capitolo del futuro assetto dei territori e delle eventuali concessioni territoriali, un punto su cui il presidente ucraino, pur mostrandosi disponibile a discutere, ribadisce la necessità di non cedere su ciò che definisce i princìpi fondamentali di sovranità e dignità nazionale. La pressione americana, del resto, è esplicita: Donald Trump, in dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi, ha invitato Zelensky a “darsi una mossa”, sostenendo che la Russia sarebbe intenzionata a trovare un accordo e che un’occasione simile non andrebbe sprecata -7. Una pressione che, unita alla scelta del formato negoziale e alla composizione delle delegazioni, lascia presagire per i prossimi incontri a Ginevra un confronto serrato, in cui ogni parola e ogni virgola saranno soppesate con la massima attenzione.

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