Ginevra, nuovo round di colloqui tra ucraini e americani all’indomani di una pioggia di missili e droni russi
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Redazione Esteri
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Il contrasto tra la diplomazia e la guerra sul campo, un contrasto che in questi anni abbiamo imparato a conoscere fin troppo bene, si è riproposto in tutta la sua drammaticità in queste ore. Mentre le delegazioni di Kiev e Washington si accomodavano al Four Seasons Hotel di Ginevra per un nuovo, complesso round di negoziati, nell’aria dell’Europa orientale risuonava ancora l’eco delle esplosioni. La Russia ha infatti lanciato un imponente attacco combinato contro obiettivi civili ed energetici in Ucraina, quasi a voler ricordare, prima dell’inizio del dialogo, che la sua capacità di infliggere danni resta intatta e che il fattore militare, in ogni possibile trattativa, pesa come un macigno. Una notte di terrore, quella tra mercoledì e giovedì, che ha visto decine di missili e centinaia di droni – 420 velivoli senza pilota, in gran parte Shahed di fabbricazione iraniana, e 39 missili di diverso tipo, tra cui 11 balistici – prendere di mira otto regioni del paese, dalla martoriata capitale Kiev fino a Zaporizhzhia e Kharkiv, passando per Poltava, Vinnytsia e Kryvyi Rih -4-8-9.
L’offensiva, che ha riportato l’attenzione sulla fragilità del sistema paese ucraino, ha provocato feriti e danni estesi. Nonostante l’intervento della contraerea, che è riuscita a neutralizzare una parte significativa della minaccia, si contano decine di feriti – tra cui purtroppo anche bambini – e almeno una persona ha perso la vita -5. Le cronache locali, riprese dai capi delle amministrazioni militari, dipingono un quadro di devastazione: a Zaporizhzhia, come riferito da Ivan Fedorov, l’attacco ha danneggiato condomini, centri commerciali e lasciato centinaia di abitazioni senza riscaldamento in pieno inverno -2-5. A Kharkiv, ha spiegato il sindaco Ihor Terekhov, si sono registrati danni a edifici residenziali e la rottura di un gasdotto. Colpite, con precisione chirurgica, anche infrastrutture energetiche nella regione di Poltava e sottostazioni elettriche nelle aree di Kiev e Dnipropetrovsk, un chiaro tentativo – secondo gli analisti – di fiaccare la resilienza ucraina colpendo le sue risorse vitali mentre il freddo non ha ancora allentato del tutto la sua morsa -4-9.
Il negoziato al tempo dei missili: sul tavolo la sicurezza e la ripresa economica
In questo clima di acciaio, i negoziatori si sono comunque seduti al tavolo. Rustem Umerov, capo dell’ufficio presidenziale ucraino, ha incontrato nella città svizzera gli inviati speciali di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, in quello che si configura come un passaggio cruciale per definire l’agenda del successivo, e ben più delicato, incontro trilaterale che dovrebbe includere anche Mosca -3. Un bilaterale, questo, che non si limita ai soli aspetti militari o territoriali, ma che, come dichiarato dallo stesso Zelensky, affronta il nodo del cosiddetto “Pacchetto Prosperità” – un piano di sostegno e ricostruzione per l’Ucraina – e la spinosa questione umanitaria degli scambi di prigionieri -3-10. La speranza di Kiev, in questa fase, è quella di ottenere risultati concreti sul fronte dei propri cittadini detenuti in Russia, una priorità che il presidente ucraino ha voluto sottolineare personalmente con i suoi inviati.
Un’escalation che pesa sul dialogo
L’attacco su larga scala, il primo di tale portata a ridosso di un incontro diplomatico di alto profilo, getta un’ombra lunga e sinistra sui colloqui. Non è difficile leggere in questa offensiva la volontà del Cremlino di presentarsi all’appuntamento – o meglio, di preparare il terreno per l’incontro con gli americani, al quale parteciperà anche il negoziatore russo Kirill Dmitriev – da una posizione di forza percepita, dimostrando che la macchina da guerra russa è in grado di colpire il cuore nevralgico del paese quando e come ritiene opportuno -8. La strategia appare chiara: alzare la posta in gioco e complicare ulteriormente il lavoro dei mediatori statunitensi, che si trovano a dover gestire un paradosso drammatico. Da un lato, devono cercare di convincere le parti a trovare un'intesa che porti a una tregua entro l’estate – un obiettivo a cui la Casa Bianca tiene particolarmente – e dall’altro si trovano di fronte a una delle parti che, proprio mentre si discute di pace, intensifica i bombardamenti su ospedali, palazzi e reti energetiche -6.
La sfida di una pace impossibile
La sensazione, mentre i team tecnici lavorano a Ginevra per affinare i dettagli di un possibile cessate il fuoco e delineare i contorni di un piano di ricostruzione, è che la strada rimanga in salita e disseminata di ostacoli. Le parole di Volodymyr Zelensky, che ha denunciato l’attacco definendolo una nuova prova della volontà russa di continuare la guerra nonostante i proclami internazionali, trovano eco nei fatti sul terreno -9. L’amministrazione Trump, con Witkoff e Kushner, è chiamata a uno sforzo di mediazione titanico, dovendo bilanciare le pressioni per una rapida conclusione del conflitto con la necessità di garantire sicurezza e prospettive di stabilità a un’Ucraina che continua a sanguinare. E mentre a Ginevra si cerca di mettere nero su bianco possibili intese, i soccorritori nelle città ucraine continuano a rimuovere le macerie e a contare i feriti, in un’amara sineddoche di una guerra che, nonostante la diplomazia, non accenna a placarsi.




