Stellantis detta le condizioni per il made in Eu: “Criteri chiari o sarà controproducente”

Stellantis detta le condizioni per il made in Eu: “Criteri chiari o sarà controproducente”
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Emanuele Cappellano, responsabile delle attività europee del gruppo Stellantis, è tornato a fare chiarezza sulla posizione della sua azienda in merito al principio del "Made in EU", un tema che sta infiammando il dibattito politico e industriale degli ultimi mesi. Nel corso di un intervento pubblico, il manager ha ribadito che il trattamento preferenziale per le produzioni realizzate all'interno dei confini europei potrebbe rappresentare una leva strategica fondamentale, a patto però che venga declinato con estremo rigore.

Secondo Cappellano, questa misura può effettivamente tradursi in "un importante strumento di politica industriale europea" capace di restituire competitività a un settore che, altrimenti, rischia di soccombere sotto il peso di costi energetici e regolamentari sempre più gravosi.

Il manager ha però voluto mettere in guardia i legislatori e gli organi comunitari, sottolineando che senza "criteri chiari e non tali da introdurre ulteriori ostacoli od oneri per il settore", l'intera operazione rischierebbe di rivelarsi un boomerang, generando complessità burocratiche in grado di vanificare qualsiasi beneficio atteso.

Il monito di Urso e il Tavolo Automotive

Nel frattempo, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha colto l'occasione del Tavolo Automotive convocato lo scorso 14 luglio 2026 presso il ministero per rilanciare un'accusa pesante nei confronti della Commissione europea. All'incontro, che ha visto la partecipazione dei vertici di Stellantis, delle principali imprese del comparto, dei rappresentanti delle Regioni coinvolte negli stabilimenti produttivi e delle sigle sindacali, Urso ha delineato un quadro piuttosto fosco per il futuro dell'industria automobilistica del Vecchio Continente.

Il ministro ha attaccato frontalmente il Green Deal, l'insieme di iniziative politiche approvate nel 2020 per traghettare l'Europa verso la neutralità climatica entro il 2050, sostenendo che quelle stesse politiche abbiano paradossalmente favorito l'ascesa dei produttori cinesi di auto elettriche. Secondo Urso, la crisi che sta attanagliando il colosso tedesco Volkswagen non rappresenta un episodio isolato, ma il segnale di un malessere profondo che rischia di "travolgere l'intera filiera europea", con conseguenze devastanti sull'occupazione e sulla tenuta sociale di interi territori.

La richiesta di Unem sui biocarburanti

Sullo sfondo del confronto tra Governo e industria, si inserisce anche la voce dell'Unem, l'associazione che riunisce le aziende operanti nel settore della raffinazione e dei carburanti. Intervenendo allo stesso Tavolo Automotive, l'organizzazione ha presentato una serie di richieste mirate a integrare le attuali linee guida sulla mobilità sostenibile. In particolare, Unem ha sollecitato l'esecutivo affinché il principio della neutralità tecnologica venga applicato concretamente anche alle scelte nazionali, evitando di escludere a priori soluzioni alternative all'elettrico puro.

L'associazione chiede che venga dato spazio ai biocarburanti anche nelle regole che disciplinano il parco auto aziendale, un segmento di mercato tradizionalmente trainante per il rinnovo del circolante. Al contempo, è stata avanzata la richiesta di introdurre nuovi strumenti finanziari e normativi per accompagnare il processo di trasformazione delle raffinerie italiane, chiamate a riconvertire i propri impianti in un'ottica di decarbonizzazione senza subire il contraccolpo di una transizione impostata dall'alto.

Un equilibrio difficile tra industria e ambiente

La posizione espressa da Cappellano va dunque nella direzione di un pragmatismo industriale che cerca di bilanciare le ambizioni ambientali con la sostenibilità economica delle imprese.

L'Europa si trova infatti a dover gestire una duplice pressione: da un lato, la necessità di ridurre le emissioni e di rispettare gli impegni assunti in sede internazionale; dall'altro, l'urgenza di proteggere il proprio tessuto produttivo dall'offensiva dei competitor asiatici, che grazie a costi di produzione inferiori e a una filiera delle materie prime più integrata riescono a proporre sul mercato vetture a zero emissioni a prezzi estremamente competitivi.

L'avvertimento lanciato dal manager di Stellantis ha il sapore di un ultimatum rivolto a Bruxelles: se le nuove norme sul "Made in EU" non saranno disegnate con un approccio snello e non introdurranno ulteriori aggravi amministrativi per i costruttori, il rischio è che il rimedio si riveli peggiore del male. Un monito che si aggiunge alle critiche già sollevate dal ministro Urso, il quale aveva già definito le politiche green come una delle cause scatenanti dell'attuale impasse del settore auto.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.