Il piano di aiuti per l’auto che il governo ha tradito

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Redazione Economia Redazione Economia   -   ROMA — Venti misure per rilanciare la produzione e l’indotto auto in Italia, un piano articolato, messo a punto grazie al contributo di Anfia, l’associazione di categoria delle imprese della filiera, dei sindacati metalmeccanici e di Stellantis. Tuttavia, questo piano è finito nel dimenticatoio, poiché il ministro delle Imprese Adolfo Urso non convoca più riunioni del Tavolo Automotive da mesi. Urso ha dichiarato che i fondi per gli incentivi auto sono stati ridotti e che ora servono risorse UE, sottolineando come l'automotive sia diventato un problema per l'Europa.

Il ministro ha assicurato all'Anfia che tutte le risorse disponibili saranno destinate al sostegno della filiera, affinché superi questa fase di transizione particolarmente difficile. Ha aggiunto che, insieme al ministro dell'Economia, valuteranno se sia possibile incrementare il fondo nella manovra economica, con l'obiettivo di sostenere la filiera della componentistica, un orgoglio del Made in Italy, affinché possa rafforzarsi e restare competitiva.

Nel Fondo Automotive restano solo spiccioli, che andranno a sostegno dell’offerta anziché della domanda. Questo significa addio agli incentivi “alla francese” per le auto elettriche, promessi dal ministro Urso il 7 agosto scorso al Tavolo Automotive. Le promesse di Urso sono state disattese, suscitando le proteste di Adiconsum e Unrae. Il governo e Stellantis sono ai ferri corti, con l'associazione Adiconsum che protesta per un 2025 poco green, tra tagli all’automotive, bonus e nuove accise su gas e luce.

La legge di Bilancio 2025 contiene misure che non rispondono alla transizione energetica, e si guarda al dibattito parlamentare per modifiche sostanziali.

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