Furti allo store Coin di Termini, quarantaquattro indagati: tra loro ventuno tra poliziotti e carabinieri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il fascicolo aperto presso la Procura di Roma, coordinato dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal pubblico ministero Stefano Opilio, getta una luce sinistra su ciò che accadeva quotidianamente all'interno del magazzino Coin di via Giolitti, a due passi dalla stazione Termini. Non si tratta, questa volta, dell'ennesimo episodio di microcriminalità che vede protagonisti scippatori o borseggiatori, fenomeno purtroppo endemico nella zona e costantemente al centro di operazioni di controllo da parte delle stesse forze dell'ordine -1-9-10. L'indagine, condotta dai militari del nucleo operativo dei carabinieri, ha portato alla luce un sistema ben diverso, che vedeva come presunti autori di furti aggravati proprio coloro che dovrebbero garantire la sicurezza: ventuno uomini e donne appartenenti alla Polfer e all'Arma, in servizio presso lo scalo ferroviario.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e riportato dall'Ansa, il meccanismo criminoso sarebbe stato reso possibile dalla presenza di una talpa interna, una cassiera del negozio che avrebbe avuto il compito di selezionare e preparare la merce per i complici in divisa. Costei, come emerge dalle carte dell'inchiesta, metteva da parte i capi prescelti, nascondendoli in un armadio vicino alla sua postazione; procedeva poi a rimuovere le placche antitaccheggio e a tagliare le etichette, confezionando il tutto in buste pronte per essere prelevate senza destare sospetto. Un’organizzazione che, nella sua semplicità, ha consentito per mesi una vera e propria razzia.

Il campanello d'allarme è scattato in seguito a un normale controllo amministrativo: l'inventario effettuato a febbraio del 2024 dal direttore dello store ha fatto emergere un ammanco nelle casse di proporzioni considerevoli, pari a 184mila euro riferiti all'anno precedente. Una cifra troppo alta per essere attribuita a furti occasionali commessi da clienti comuni, che ha pertanto indotto i vertici del negozio a sporgere denuncia e a mettersi a disposizione degli investigatori. Da lì sono partite le attività di indagine che hanno portato a delineare i contorni di quella che appare come una vera e propria associazione finalizzata al furto, con ruoli precisi e un modus operandi collaudato.

Il quadro degli indagati e i ruoli all'interno delle forze dell'ordine

L'ipotesi accusatoria, al momento circoscritta alla fase delle indagini preliminari, è quella del furto aggravato, e coinvolge un totale di quarantaquattro persone. Oltre ai militari e agli agenti, infatti, risultano indagati anche alcuni dipendenti di altri negozi limitrofi, segno che il fenomeno delle ruberie nella zona di Termini potrebbe aver avuto una ramificazione più ampia. La notizia, ripresa dalle pagine romane de la Repubblica e rilanciata dall'ANSA, ha suscitato ovviamente un forte scalpore, anche per i gradi e i ruoli ricoperti da alcuni degli indagati in divisa.

La lista dei ventuno appartenenti alle forze dell'ordine è stata resa nota e comprende un primo dirigente della Polizia Ferroviaria, due commissari, un ispettore, un assistente capo, un vice sovrintendente, un assistente capo coordinatore, un sovrintendente capo e una agente. Per quanto riguarda l'Arma dei carabinieri, finiti nel registro degli indagati ci sono un brigadiere, diversi vice brigadieri e un paio di appuntati scelti, tutti in servizio allo scalo Termini. Un organico che copre diverse fasce di inquadramento, a testimoniare come la pratica, se le accuse venissero confermate, fosse diffusa trasversalmente all'interno dei reparti che presidiano la stazione.

L'inchiesta, affidata ai carabinieri del nucleo operativo, si trova ora nella fase più delicata: gli inquirenti stanno setacciando i filmati dei sistemi di videosorveglianza interni ed esterni al negozio, cercando di incrociare le immagini con i turni di servizio degli indagati e con le date in cui la cassiera preparava i pacchi. Si cerca di dare un volto e una data a ciascuno dei 184mila euro di merce sparita, per verificare la posizione dei singoli e il loro reale coinvolgimento. Quarantaquattro persone dovranno ora rispondere alle domande della magistratura, in un'inchiesta che ha già scosso profondamente l'opinione pubblica e gettato un'ombra pesante sull'attività quotidiana di controllo in uno dei punti nevralgici della capitale.

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