Quarto grado, le rivelazioni sugli audio di Garlasco e il giallo della ricina a Campobasso

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Venerdì 10 aprile, in prima serata su Rete 4, il programma condotto da Gianluigi Nuzzi con Alessandra Viero ha riacceso i riflettori su due vicende di cronaca nera che continuano a tenere banco nelle aule dei tribunali e nelle redazioni giornalistiche. Da un lato, quello che ormai viene definito il “giallo di Campobasso”, ovvero la morte delle due donne, madre e figlia, trovatesi vittime di un avvelenamento che le indagini tossicologiche hanno ricondotto alla ricina; dall’altro, l’eterna scia di mistero che avvolge l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco, e che nuove testimonianze audio sembrano voler riscrivere da cima a fondo.

L’avvelenamento di Campobasso, la testimonianza del fratello e la pista della ricina

La drammatica vicenda di Antonella e Sara, morte dopo una cena di Natale, è stata raccontata attraverso la voce di un familiare stretto, il fratello di Antonella, che ha espresso con forza la sua convinzione sull’estraneità dei parenti superstiti. In un’intervista esclusiva trasmessa nella puntata, l’uomo ha spiegato di conoscere il cognato e la nipote, assicurando che “non farebbero mai del male”. Un’uscita pubblica, la sua, che arriva mentre gli inquirenti procedono a scrutinare ogni dettaglio, senza escludere alcuna ipotesi. Secondo quanto riportato dalla stampa e anticipato dalla trasmissione, l’elemento centrale delle indagini rimane la ricina, il potente veleno trovato nei piatti, la cui origine è ancora avvolta nel mistero. Il fratello delle vittime, visibilmente scosso, ha anzi lanciato una suggestione inquietante, ipotizzando che il pasto avvelenato potesse in realtà essere destinato a lui, una dichiarazione che aggiunge un ulteriore strato di complessità a un quadro investigativo già di per sé torbido e difficile da decifrare.

Garlasco, la svolta della criminologa Bruzzone e i tre soggetti agenti

Molto più spazio è stato dedicato, come da attese, al caso di Garlasco. Ospite fissa in studio, la criminologa Roberta Bruzzone ha rotto il silenzio riguardo a quei celebri audio che, a suo dire, potrebbero contenere la chiave di volta del delitto. Interrogata da Nuzzi, Bruzzone ha confermato che le registrazioni sono “in mani sicure”, ovvero in possesso di un avvocato che sta seguendo l’iter formale prima della consegna ufficiale alla procura. Ma è nel merito della loro teoria che l’attenzione è esplosa: secondo la criminologa, i file delineerebbero una pista alternativa precisa, che coinvolgerebbe tre persone. “Sono tre i soggetti agenti”, ha dichiarato, specificando i ruoli: Stefania Cappa sarebbe la “regia”, mentre Andrea Sempio e Michele Bertani sarebbero gli esecutori materiali dell’omicidio.

Il movente della cocaina e il deposito degli audio: “i riscontri ci sono”

A levare il velo su un possibile movente, ancora una volta, sarebbe il tema della droga. Bruzzone ha spiegato che la pista alternativa emergente dagli audio legherebbe l’omicidio a una questione di cocaina, sebbene la stessa criminologa abbia precisato che si tratta di una ricostruzione che le è pervenuta e che non intende avallare acriticamente. Tuttavia, la sua posizione è netta riguardo alla credibilità del materiale in suo possesso. Alla domanda del conduttore sul perché gli audio non siano ancora stati trasmessi agli inquirenti, Bruzzone ha risposto che l’avvocato che li custodisce ha voluto prima effettuare verifiche e riscontri; verifiche che, a suo dire, avrebbero dato esito positivo. “I riscontri ci sono”, ha affermato, aggiungendo che i contenuti configurano una serie di reati procedibili d’ufficio. Una frase, quest’ultima, che lascia intendere come il materiale non si limiti a pettegolezzi, ma contenga elementi di fatto che potrebbero finalmente fornire una svolta, o quantomeno un nuovo indirizzo, alle indagini sul delitto di Chiara Poggi.

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