Garlasco, audio inediti e un esposto per presunto depistaggio: si riapre il fronte delle interferenze

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli a Garlasco, ha conosciuto ieri un nuovo e improvviso sviluppo destinato a rimescolare le carte di una vicenda giudiziaria già segnata da condanne, archiviazione e una riapertura delle indagini. È stato depositato questa mattina alla Procura generale di Milano, infatti, un Corposo esposto firmato dallo studio legale Gasperini Fabrizi di Roma, corredato da alcune registrazioni audio inedite che, secondo quanto trapela, getterebbero un’ombra pesante su presunti tentativi di condizionare il lavoro degli inquirenti. I file, di cui la criminologa Roberta Bruzzone aveva anticipato l’esistenza in diverse trasmissioni televisive e sui social, non riguardano tanto la dinamica materiale del delitto – avvenuto 19 anni fa – quanto piuttosto le modalità con cui sono state gestite (o forse deviate) le verifiche sulla cosiddetta “pista Sempio”.

Il nodo delle conversazioni e il fantasma di una pista alternativa

Secondo le prime indiscrezioni, filtrate proprio attraverso le anticipazioni della Bruzzone prima del deposito formale, i dialoghi registrati farebbero riferimento a un tentativo sistematico di depistaggio mirato proprio a influenzare la nuova inchiesta che vede indagato per omicidio in concorso Andrea Sempio, l’amico del fratello della vittima già due volte prosciolto in passato. Nei contenuti audio, che i legali hanno contestualizzato in una “articolata ricostruzione” finalizzata a definirne la rilevanza penale, si parlerebbe di pressioni indebite esercitate su fonti o testimoni. In particolare, le conversazioni carpite nei mesi scorsi adombrerebbero uno scenario del tutto alternativo rispetto alla verità giudiziaria consolidata: un soggetto (o più soggetti) farebbe riferimento a contatti con ambienti investigativi per orientare le scelte della Procura di Pavia, quella stessa Procura che oggi ha riaperto il fascicolo su Sempio proprio alla luce di nuove tracce genetiche.

Nonostante l’eco mediatica, lo stesso studio legale che ha patrocinato l’esposto ha subito chiuso ogni spiraglio a ulteriori fughe di notizie, citando “evidenti ragioni di tutela del segreto investigativo”. Per chi scrive, è un segnale che la posta in gioco è alta: si parla di reati contro l’amministrazione della giustizia. Se i magistrati milanesi dovessero riscontrare elementi di fumus persecutionis o di vera e propria intralcio, i verbali finirebbero sul tavolo del procuratore territorialmente competente, innescando un procedimento parallelo a quello già in corso per l’omicidio.

Il presunto ruolo dei protagonisti del racconto mediatico

Un passaggio contenuto nell’esposto (di cui alcune agenzie hanno ottenuto una sintesi) sembra puntare il dito contro comportamenti tenuti in televisione. Viene segnalato, in particolare, l’operato di alcuni professionisti dell’informazione e della difesa: secondo la ricostruzione della giornalista che ha redatto le venti pagine del dossier – che ha lavorato a un programma di approfondimento – l’avvocato Antonio De Rensis, difensore del condannato Alberto Stasi, e Alessandro De Giuseppe, volto noto de “Le Iene”, avrebbero cercato di orientare i contenuti mediatici relativi alle nuove indagini.

Sarebbe stato proprio l’avvocato, stando a quanto riportato, a sollecitare alcune piste in diretta, come quella relativa a un possibile intervento femminile sulla scena del crimine (evocando le sorelle Cappa) o il tentativo di “tirare in ballo” il fratello della vittima, Marco Poggi, in un contesto ben preciso. L’esposto annota come tali sollecitazioni – che potrebbero configurarsi come tentativi di inquinamento del dibattito pubblico o, nei casi più gravi, delle stesse verifiche tecniche – abbiano avuto un riflesso concreto sulle operazioni degli inquirenti. Si cita l’esempio del dragaggio del canale di Tromello, avvenuto nel maggio del 2025 (a quasi due decenni dal delitto) sulla base delle indicazioni fornite da un testimone chiamato in causa proprio in trasmissione, operazioni che, in un contesto di presunte pressioni, assumono oggi una luce diversa.

Depistaggio e cronaca: un fronte che prescinde dalla colpevolezza

È fondamentale, per la corretta comprensione della notizia, separare il piano sostanziale da quello procedurale. L’esposto di oggi non affronta direttamente la questione se sia stato Alberto Stasi (condannato in via definitiva a 16 anni) o Andrea Sempio (attualmente sottoposto a nuove verifiche) a uccidere Chiara Poggi. Il tema qui è un altro: l’integrità delle indagini. La criminologa Bruzzone, pur avendo consegnato i famosi file, ha sconfessato platealmente il contenuto delle conversazioni, definendole “farneticanti” e assicurando di non credere alla pista alternativa in esse descritta (quella che vorrebbe Sempio sulla scena con due complici legati allo spaccio).

Eppure, anche una pista ritenuta delirante, se agita con lo scopo preciso di sviare le verifiche dei carabinieri o di influenzare i magistrati, integra di per sé una fattispecie di reato. Ed è su questo crinale stretto che si gioca il prossimo passaggio giudiziario. Nelle more, è atteso già per domani un incontro urgente tra il procuratore di Pavia Fabio Napoleone e la procuratrice generale milanese Francesca Nanni; un faccia a faccia che, sebbene ufficialmente motivato dalla necessità di discutere l’imminente chiusura dell’indagine o la delicata pratica di revisione del processo per Stasi, ora appare inevitabilmente condizionato dalla polvere sollevata da queste nuove, misteriose registrazioni.

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