Armenia, nel Caucaso si apre una rotta europea

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sulla mappa del Caucaso, da sempre crocevia di imperi in declino e potenze in ascesa, si delinea una traccia che potrebbe ridisegnare gli equilibri commerciali e politici della regione. L’Armenia, un paese che per decenni ha guardato a Mosca come a un faro obbligato, sta stringendo i legami con Bruxelles con una prudenza che lascia però intravedere una svolta precisa. È quanto emerso dal vertice della Comunità politica europea ospitato a Erevan, dove l’Unione europea e il governo guidato da Nikol Pashinyan hanno messo nero su bianco – attraverso un accordo di partenariato sulla connettività e sei lettere d’intenti, queste ultime prive di vincoli formali ma politicamente pesanti – la volontà di costruire infrastrutture comuni nei settori dei trasporti, dell’energia, del digitale e della sicurezza. Un passo, per Erevan, che arriva dopo il progressivo deterioramento dei rapporti con il Cremlino e che non ha nulla della mossa impulsiva: è piuttosto il frutto di una lenta erosione della fiducia reciproca.

Il Corridoio di Mezzo e il sorpasso strategico

Dietro le dichiarazioni di rito e i sorrisi di rito tra i leader – tra cui la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa – si muove una partita geopolitica concreta. Al centro dell’intesa c’è infatti il potenziamento del cosiddetto Corridoio di Mezzo, quella rotta commerciale transcaspica che collega l’Asia centrale all’Europa tagliando fuori il territorio russo. Per l’Armenia, che non ha sbocchi sul mare e dipende storicamente dalle arterie controllate da Mosca, diventare uno snodo di questa alternativa rappresenta un’ancora di salvezza economica e, al contempo, un messaggio chiaro: l’influenza del Cremlino non è più l’unica bussola. Le intese firmate con Pashinyan prevedono investimenti in ferrovie, interconnessioni elettriche e reti digitali, trasformando di fatto il piccolo paese caucasico in un potenziale ponte tra il Mar Caspio e il mercato europeo.

Il vertice di Erevan e la ridefinizione del ruolo europeo

A innescare la riflessione più ampia – quella sul ruolo dell’Europa in un mondo diventato “più transazionale, isolazionista e brutale”, come ha detto il primo ministro canadese Mark Carney aprendo i lavori – è stata proprio la scelta della location. La Comunità politica europea, nata dopo l’invasione russa dell’Ucraina come forum informale per dialogare con i vicini del continente, si è riunita per l’ottava volta in un paese che fino a pochi anni fa era considerato saldamente nell’orbita di Mosca. Carney, pur non essendo europeo, ha colto il paradosso: l’Europa non è destinata a sottomettersi a un mondo brutale, e questo vertice indica una strada. Parole che non sono solo retorica, se lette accanto ai documenti firmati. Perché mentre il dibattito sulle capacità di difesa Ue resta appeso a promesse e cifre, il lavoro silenzioso sulle rotte commerciali – sulla connettività, appunto – sta già ridisegnando le dipendenze energetiche e logistiche di un’intera area.

Accordi non vincolanti ma politicamente orientati

Nessuna illusione, però, sulla natura degli impegni presi. Le sei lettere d’intenti sottoscritte ad Erevan non hanno valore cogente per Bruxelles né per Erevan; rientrano piuttosto in quella categoria di atti che i diplomatici chiamano “dichiarazioni politiche”, ma che nei fatti creano aspettative e allineamenti. Su energia, trasporti, digitale e sicurezza, i documenti aprono la strada a gruppi di lavoro congiunti, a studi di fattibilità e a possibili finanziamenti futuri da parte della Commissione. Quello che conta, per l’Armenia, è aver messo un piede dentro il sistema europeo delle infrastrutture, proprio mentre la sua alleanza militare con la Russia – il trattato della CSTO – è di fatto congelata dopo i ripetuti “no” di Mosca a intervenire nei conflitti di frontiera con l’Azerbaigian. Così, senza proclami fragorosi, Erevan ha iniziato a spostare il proprio baricentro: non più soltanto un avamposto russo nel Caucaso, ma una cerniera che l’Europa, in cerca di rotte alternative all’Asse Pechino-Mosca, può scegliere di coltivare. E se questa strada porterà davvero a un’integrazione più profonda, lo diranno i prossimi mesi. Per ora, contano i fatti: un vertice, un accordo, una svolta silenziosa.

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