Cronache dalla West Bank: la violenza dei coloni e la distruzione di una moschea

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione in Cisgiordania, che ormai si protrae da settimane, ha toccato un nuovo e drammatico apice con l’assalto a un luogo di culto, un episodio che ha profondamente scosso gli abitanti del villaggio. Alcuni coloni israeliani, in un gesto di sfida plateale, hanno dato alle fiamme e deturpato una moschea a Deir Istiya, nella parte centrale del territorio; sulle pareti, imbrattate con scritte offensive, è stato possibile leggere messaggi d'odio, mentre tra i danni accertati si contano diverse copie del Corano bruciate e una porzione significativa della moquette andata distrutta. L’accaduto, che ha suscitato una forte indignazione, giunge in un momento già estremamente fragile, segnato da dichiarazioni di condanna da parte di alcune autorità locali proprio riguardo all’ondata di violenza che sta attraversando la regione.

La testimonianza diretta dalla campagna

Proprio mentre si trovava a documentare la raccolta delle olive, un fotografo si è trovato suo malgrado testimone di un altro agguato, un frammento della quotidianità violenta che caratterizza quelle zone. “Appena iniziato, sentiamo degli spari”, ha raccontato, “e dopo esserci guardati attorno velocemente, abbiamo posato gli abbacchiatori per affacciarci verso la collina sulla quale sorge la colonia”. Quello che si è presentato ai suoi occhi, e che ha cercato di immortalare con la macchina fotografica, era una famiglia palestinese in fida attraverso gli ulivi, braccata da coloni a bordo di un quad e a piedi; due di loro, infatti, erano a terra mentre un terzo guidava il mezzo. La scena si è conclusa con la famiglia che, dopo aver attraversato di corsa la strada, è riuscita a mettersi in salvo scomparendo tra i campi adiacenti al villaggio, lasciando dietro di sé il timore e la paura di un’escalation sempre più pericolosa.

La prospettiva di un veterano del conflitto

A confermare la gravità della situazione è la voce di Jaafar Ashtiyeh, un fotografo che in trent’anni di carriera ha documentato innumerevoli momenti di attrito in quelle terre. “Il conflitto in West Bank sta diventando sempre più sanguinoso”, ha affermato, sottolineando come, nonostante la sua lunga esperienza, un livello di violenza così elevato non l’avesse mai osservato in precedenza. Le sue parole, che giungono filtrate da una stanchezza che lo porta a rispondere al telefono solo nelle ore serali, dipingono un quadro desolante, dove gli scontri e le devastazioni sembrano ormai aver superato ogni precedente soglia, segnando un momento storico particolarmente buio per gli abitanti della Cisgiordania.

Le operazioni militari e la resistenza

Parallelamente alle azioni dei coloni, le forze di occupazione israeliane hanno condotto una serie di incursioni in diverse aree, da Nablus a Qalqilya, operazioni che hanno portato all’arresto di almeno undici palestinesi secondo quanto riportato da fonti locali. Durante una di queste irruzioni, nella zona orientale di Nablus, i combattenti della resistenza palestinese hanno fatto esplodere un ordigno artigianale contro i veicoli militari, in un braccio di ferro che sembra non conoscere tregua. Questi eventi, che si susseguono senza soluzione di continuità, contribuiscono a creare un clima di insicurezza e di tensione permanente, rendendo sempre più complessa la vita di coloro che, loro malgrado, si trovano al centro del conflitto.

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