La raccolta delle olive spezzata dalla violenza in Cisgiordania
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Redazione Esteri
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Appena iniziata la raccolta, il crepitio degli spari ha interrotto la quiete mattutina, costringendo i volontari a posare in fretta gli abbacchiatori e a scrutare la collina dove sorge una colonia. Quello che si è presentato ai loro occhi, come raccontano, era una famiglia palestinese in fuga tra gli ulivi, braccata da coloni, con due persone a terra e un altro su un quad. La scena, carica di una tensione palpabile, si è conclusa quando la famiglia, attraversata di corsa la strada, è scomparsa tra i campi adiacenti al villaggio, trovando forse un riparo momentaneo.
La testimonianza di un fotografo sul campo
Jaafar Ashtiyeh, un fotografo che in trent'anni di professione ha documentato innumerevoli episodi, risponde al telefono solo a tarda sera, sfinito da giornate che definisce tra le più violente che abbia mai visto. La sua voce, stanca, traccia un quadro della Cisgiordania dove il conflitto, che lui osserva da decenni, ha raggiunto un'intensità senza precedenti, caratterizzata da una brutalità che supera, a suo dire, qualsiasi memoria recente. Le sue parole riecheggiano un senso di sconforto profondo, mentre descrive un paesaggio di ulivi bruciati e di una morte che sembra essersi fatta più frequente e spietata.
La doppia aggressione ai danni dei volontari
La raccolta delle olive, tradizionalmente un momento di festa e di sostentamento per le famiglie palestinesi, per un gruppo di volontari è durata pochissimo, interrotta da due distinti attacchi. Partiti all'alba nei dintorni di Tulkarem, erano stati raggiunti da Mohammed e Fouzia, anziani contadini che avevano chiesto aiuto per poter accedere ai loro alberi. Il tentativo di dialogare con i coloni, spiegando di operare nella terra legittima della coppia, si è risolto in un nulla di fatto con l'arrivo dell'esercito, che ha di fatto posto fine alle loro attività, segnando una giornata destinata al raccolto con il timore e l'impossibilità di lavorare.
Il contesto degli scontri e degli arresti
Questi episodi si inseriscono in un quadro più ampio di incursioni condotte dalle forze israeliane, note come IOF, in diverse aree della Cisgiordania. Durante tali operazioni, che le fonti locali descrivono come violente, si sono registrati scontri a Nablus, dove combattenti palestinese hanno fatto detonare un ordigno artigianale contro veicoli militari. Le medesime fonti riferiscono di almeno undici arresti effettuati nel corso dei raid a Qalqilya e Nablus, dipingendo una situazione di costante attrito e militarizzazione del territorio.




