Prezzi dei carburanti, la benzina vola a 1,78 euro al self service e il gasolio tocca il record storico di 2,14
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Redazione Economia
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La nuova fotografia scattata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, attraverso i dati aggiornati dell’Osservatorio del Mimit in data lunedì 6 aprile 2026, restituisce una realtà che gli automobilisti italiani, ormai rassegnati a spese sempre più pesanti, conoscono fin troppo bene. Sulla rete stradale nazionale, infatti, il prezzo medio in modalità self service per la benzina ha raggiunto quota 1,781 euro al litro, mentre il gasolio – che rappresenta il vero cruccio per i trasportatori e le aziende agricole – si è spinto fino a 2,140 euro al litro. Una forbice che si allarga ulteriormente, come spesso accade, una volta che si mette piede in autostrada: lì, la benzina al self costa mediamente 1,816 euro, e il gasolio vola a 2,157 euro al litro.
La mappa dei rincari, con la Calabria in cima alla classifica e la Liguria terza
Se si analizza il dato a livello territoriale, emergono disparità piuttosto nette che confermano come il caro-carburanti colpisca in modo diverso a seconda della latitudine e delle politiche dei singoli gestori. La Calabria, in particolare, si attesta come la regione più cara per la benzina in modalità self service, mentre per quanto riguarda il gasolio il primato spetta alla provincia autonoma di Bolzano con 2,160 euro al litro, seguita a ruota dalla Calabria stessa a 2,158. In terza posizione, a sorpresa per chi immagina solo il Sud alle prese con questi rincari, troviamo la Liguria: l’elaborazione effettuata dall’Unione nazionale consumatori, basata sugli ultimi aggiornamenti del Ministero, colloca la regione ligure a 2,148 euro al litro per il gasolio, una soglia che supera persino la media rilevata sulle autostrade nazionali (ferma a 2,145). Un dato, quest’ultimo, che fa riflettere su come le aree turistiche o logisticamente strategiche possano subire pressioni di prezzo analoghe, se non superiori, a quelle dei valichi alpini.
Gasolio oltre i 2,15 euro, un record storico che non si vedeva dal marzo 2022
L’elemento più significativo, e per certi versi allarmante, riguarda però l’andamento del gasolio: la soglia psicologica e finanziaria dei 2,15 euro al litro è stata infranta, portando il prezzo medio nazionale a 2,154 euro. Per la prima volta da marzo 2022 – vale a dire dalle settimane immediatamente successive allo scoppio del conflitto in Ucraina – tre diverse aree italiane (la Calabria, la Lombardia e la provincia di Bolzano) si trovano simultaneamente oltre quella linea critica che, solo pochi mesi addietro, appariva come un lontano ricordo delle fasi più acute della crisi energetica. Gli esperti del settore, interpellati sull’evoluzione della tendenza, segnalano che non ci si trova davanti a un fenomeno localizzato o temporaneo; al contrario, le dinamiche di mercato e il costo delle materie prime lasciano intendere che le altre regioni potrebbero allinearsi a questi valori nel giro di pochissimi giorni, completando così un quadro nazionale omogeneamente segnato da rincari senza precedenti.
L’impatto sulle famiglie e l’interlocuzione tra sindacati, Campidoglio e Regione
Le conseguenze di questi aumenti, è bene ricordarlo, non si misurano soltanto al momento del rifornimento: la crisi energetica, con il suo strascico di rincari a cascata, si riversa pesantemente sui bilanci domestici e sulla tenuta delle imprese. Il diesel, ormai stabilmente sopra i due euro al litro, agisce come una sorta di tassa occulta su ogni prodotto trasportato su gomma, dai generi alimentari ai materiali edili. I sindacati, che hanno già avviato un’interlocuzione serrata sia con il Campidoglio sia con la Regione, hanno avanzato previsioni piuttosto cupe: se la situazione internazionale – con Trump tornato alla presidenza degli Stati Uniti e le tensioni sui mercati energetici tutt’altro che sopite – non dovesse mostrare segni di cedimento, si rischierebbe un vero e proprio salasso per le famiglie italiane, con un aggravio di spesa che potrebbe superare i mille euro annui a nucleo. Nessuna soluzione miracolosa è al momento all’orizzonte, e i dati del Mimit continuano a scorrere come un bollettino di guerra silenzioso, pompa dopo pompa.




