Prezzi dei carburanti, la stabilità dei self service non ferma la morsa del gasolio e l’allarme dell’autotrasporto

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il dato ufficiale parla di una sostanziale stabilità, ma la fotografia scattata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, attraverso il proprio Osservatorio, racconta solo una parte della realtà che gli automobilisti e gli autotrasportatori si trovano ad affrontare in queste ore. In data odierna, domenica 29 marzo 2026, la media nazionale per il self service lungo la rete stradale si attesta a 1,745 euro al litro per la benzina e a 2,053 euro al litro per il gasolio. Un quadro che, almeno in superficie, potrebbe sembrare sotto controllo, ma che lascia intravedere una tensione ben più alta se si guarda ai picchi registrati sul territorio e alla situazione critica che sta attraversando il comparto dei trasporti.

Se ci si sposta sull’asfalto delle autostrade, la forbice si allarga ulteriormente: il prezzo medio in modalità self sale a 1,813 euro per la benzina e a 2,117 euro per il gasolio, un livello che storicamente rappresenta un campanello d’allarme per i costi logistici del Paese. A rendere il quadro ancora più complesso, però, sono le rilevazioni della rete ordinaria, dove la concorrenza tra i distributori sembra in alcuni casi aver ceduto il passo a rincari che non hanno nulla da invidiare ai valichi autostradali. Secondo le verifiche effettuate dal Codacons, il servito sta toccando vette impressionanti, con un distributore di Prato che ha fatto segnare il record negativo per il gasolio a 2,763 euro al litro, mentre per la benzina servita si sono superati i 2,4 euro nello stesso impianto. Una dinamica che l’associazione dei consumatori non ha esitato a definire preoccupante, sottolineando come questi valori elevatissimi si stiano registrando proprio lontano dai caselli autostradali.

La crisi geopolitica e il nodo dello Stretto di Hormuz

A spingere verso l’alto le quotazioni non sono dinamiche di mercato ordinarie, ma un contesto internazionale incandescente che ha riacceso la paura di una crisi energetica globale. Il conflitto in Medio Oriente, con il blocco dello Stretto di Hormuz – da cui transitava tradizionalmente un quinto delle commodity energetiche mondiali – ha creato un cortocircuito nelle forniture. A questo si aggiunge il fermo estrattivo del Qatar, tra i principali fornitori di gas naturale liquefatto per l’Italia, elementi che stanno alimentando la spirale dei prezzi dell’energia. In questo scenario, le dichiarazioni provenienti dagli Stati Uniti aggiungono ulteriore incertezza, con il presidente Trump che ha ribattezzato ironicamente il celebre braccio di mare “Stretto di Trump”, in un momento in cui le tensioni belliche continuano a condizionare le aspettative di mercato.

Il grido d’allarme dell’autotrasporto abruzzese

L’impatto più immediato e violento di questi aumenti si sta riversando sulle imprese di autotrasporto, già provate da anni di margini al limite. Dalle riunioni tenutesi in Abruzzo, la CNA Pescara ha lanciato un grido d’allarme che risuona con toni drammatici per l’intera categoria. L’associazione denuncia apertamente il ritorno di fenomeni speculativi, definiti “sinistri e inaccettabili”, che rischiano di portare l’autotrasporto italiano oltre il punto di rottura. Il rischio, paventato dagli operatori, non è più soltanto economico ma operativo: la concreta possibilità che i mezzi rimangano fermi nei piazzali, poiché il costo del viaggio ha ormai superato il potenziale guadagno.

Per questo motivo, la categoria chiede interventi immediati, un “ossigeno” che possa evitare il tracollo. Le richieste alla politica, avanzate con forza durante l’assemblea regionale, sono precise e mirano a scongiurare l’emorragia di liquidità: si parla di rimborso immediato delle accise e di una sospensione temporanea dei pagamenti fiscali e previdenziali. Misure, queste, che secondo la CNA Fita Abruzzo sarebbero indispensabili per permettere alle imprese di riprendere fiato, in un contesto di aumenti definito senza precedenti.

Record negativi e la mappa dei rincari

Se l’Abruzzo è in prima linea nella denuncia, i dati raccolti dal Codacons disegnano una geografia dei rincari che non risparmia il Centro-Nord. Oltre al caso eclatante di Prato, in Toscana, dove il gasolio servito ha raggiunto i 2,763 euro al litro, picchi simili si registrano anche in Piemonte. Nella provincia di Cuneo, infatti, un distributore ha venduto il diesel a 2,749 euro al litro, mentre Milano non è da meno con prezzi che sfiorano i 2,75 euro al litro. Questi valori, che superano ampiamente la media nazionale, rappresentano un campanello d’allarme specifico per le economie locali, dove la mobilità e la logistica sono spesso fattori determinanti per la competitività. La stabilità delle medie nazionali, in questo contesto, finisce per celare sacche di tensione dove il costo del pieno sta diventando una voce insostenibile per famiglie e imprese.

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