L’autotrasporto si ferma anche in Piemonte, il caro carburanti tiene i camion al parco

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il malcontento che da settimane attraversa il comparto dell’autotrasporto, alimentato da una impennata del prezzo del gasolio ormai stabilmente oltre i due euro al litro, ha trovato una sua prima, concreta traduzione nella mobilitazione annunciata da Unatras. L’organismo, che riunisce le associazioni nazionali più rappresentative del settore – tra queste Confartigianato Trasporti, Lapam Confartigianato Trasporti e Fita CNA – ha rotto gli indugi nel pomeriggio di martedì 21 aprile, dopo aver registrato quella che a tutti gli effetti è apparsa come una mancata risposta del governo alle richieste di misure urgenti. E così, lo spettro di un fermo generale, già nell’aria per via della pressione sui costi di esercizio, si è fatto più nitido: camion fermi anche in Piemonte, dunque, con la regione che si allinea a una protesta destinata ad assumere carattere nazionale.

Le ragioni del blocco e il ruolo di Unatras

La decisione, come precisato dalla stessa Unatras – la quale rappresenta una quota stimata superiore al 90% delle imprese italiane di autotrasporto – arriva al termine di «settimane di richieste rimaste senza risposta», in un quadro economico definito dagli stessi operatori «sempre più critico». Non si tratta, va detto, di una reazione estemporanea: il caro carburanti, con il gasolio arrivato a toccare punte di 2,13 euro al litro, si è sommato a difficoltà strutturali come i ritardi nei pagamenti e l’erosione della liquidità aziendale. Un cocktail esplosivo che ha spinto Lapam Confartigianato Trasporti e Fita CNA, insieme alle altre sigle aderenti al coordinamento unitario, a proclamare un fermo nazionale dei servizi, la cui finestra temporale è già stata individuata tra il 25 e il 29 maggio.

Le adesioni territoriali, dalla Valtellina al Piemonte

Il segnale, peraltro, non è circoscritto alle sole regioni tradizionalmente più industrializzate. Lo dimostra l’adesione della provincia di Sondrio, in Valtellina, dove il fermo promosso da Unatras ha trovato un’accoglienza immediata. In quella stessa area, per inciso, i numeri raccontano già da soli la parabola discendente del comparto: in dieci anni, si è persa quasi il 30% delle imprese locali di autotrasporto, un dato che restituisce la fragilità di un settore ormai in ginocchio. Il caro carburante, in questo contesto, ha semplicemente accelerato una crisi che covava sottotraccia, rendendo insostenibile la continuità operativa per molti piccoli e medi vettori.

Le procedure dello sciopero e le modalità attuative

Nei prossimi giorni, fanno sapere le associazioni, verranno definite le giornate precise e le modalità del blocco, che dovranno comunque rispettare i tempi dettati dal codice di autoregolamentazione dello sciopero di settore. Un aspetto, quest’ultimo, tutt’altro che secondario: la normativa interna all’autotrasporto prevede infatti procedure specifiche per la proclamazione delle astensioni collettive, proprio per evitare contraccolpi improvvisi sulla filiera logistica e sulle merci deperibili. E proprio nel rispetto di quelle regole, gli autotrasportatori intendono muoversi, senza per questo rinunciare a far sentire la loro pressione su un esecutivo che, a loro avviso, ha finora guardato altrove. Il fermo, insomma, c’è e ci sarà: ora si attendono solo i dettagli operativi.

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