Autotrasporto, dal 20 al 25 aprile i camion si fermano: caro gasolio e guerra in medio oriente dietro la protesta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’intera categoria dell’autotrasporto, riunita in queste ore nel Comitato esecutivo di Unatras (l’Unione Nazionale Associazioni Autotrasporto Merci), sarebbe pronta a proclamare il blocco dei servizi di trasporto su strada. Una misura, questa, che – se confermata nella sua interezza – rischia di paralizzare per diversi giorni la logistica italiana, con conseguenze a cascata su rifornimenti e distribuzione delle merci. La scintilla, come spesso accade in questi ultimi mesi, arriva dal prezzo del gasolio: un’impennata che ormai da tempo sta mettendo in ginocchio migliaia di piccoli e medi imprenditori, costretti a viaggiare in perdita.

Lo stop di cinque giorni e il ruolo di Trasportounito

Non si tratta però di una sola ipotesi circolata durante i vertici sindacali. L’associazione Trasportounito ha già messo nero su bianco le date: il fermo nazionale scatterà alle ore 24 di domenica 19 aprile (o, per essere più precisi, alle 00.00 di lunedì 20) per proseguire senza interruzioni fino al 25 aprile. Cinque giorni, dunque, in cui i camion resteranno nei piazzali o, in molti casi, lungo le corsie di sosta delle autostrade. Una protesta che coinvolgerà l’intero territorio nazionale, senza distinzione tra nord e sud, e che ha già fatto scattare l’allarme tra gli operatori della grande distribuzione. Quest’ultima, va detto, teme in particolare il rischio scaffali vuoti proprio nella settimana che precede la fine del mese, quando i magazzini iniziano a contare le scorte.

Il peso dei rincari energetici e del conflitto in medio oriente

A rendere esplosiva la situazione, spiegano fonti del settore, non è soltanto la consueta dinamica di mercato del greggio. C’è un fattore geopolitico, certo: la guerra in Medio Oriente sta facendo lievitare i costi energetici a livello globale, colpendo il trasporto aereo, quello marittimo e, in particolare, quello su gomma. Gli autotrasportatori italiani, sulla scia di analoghe iniziative già in atto in altri Paesi europei, chiedono al governo misure strutturali – non più bonus una tantum – per calmierare il costo del carburante. Nessuna decisione è stata ancora annunciata da Palazzo Chigi, ma l’effetto concreto di questo stallo si vedrà già dal prossimo lunedì: i mezzi pesanti rimarranno fermi, e con loro buona parte dei rifornimenti verso supermercati, farmacie, stazioni di servizio e cantieri.

Disagi locali e assenza di servizi minimi garantiti

A differenza di altre proteste settoriali, dove spesso si riesce a strappare una fascia oraria per i beni deperibili, questa volta la serrata appare totale. Non ci sono al momento notizie di un piano per i servizi minimi, né tanto meno di un accordo con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ne conseguiranno inevitabili disagi anche per il trasporto locale: dalla raccolta dei rifiuti alla distribuzione del carburante nelle pompe bianche, fino ai rifornimenti per le aziende sanitarie. I camionisti, va ricordato, non chiedono aumenti salariali ma un intervento diretto sul costo alla pompa del gasolio, che in alcune aree del Paese ha superato soglie ritenute ormai insostenibili. La protesta è partita dal basso, senza proclami politici di sorta, ed è proprio questa assenza di un’evidente regia partitica a renderla, agli occhi degli addetti ai lavori, più difficile da gestire per il governo.

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