Salvini a Prato: “Farò di tutto per evitare lo stop dell’autotrasporto” ma l’Europa “dorme” e i prezzi del gasolio salgono

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tensione sul costo del gasolio – che, complice l’escalation del conflitto in Medio Oriente, ha superato ormai stabilmente soglie critiche per le imprese – ha spinto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, a lanciare un nuovo e vibrante appello alla Commissione Europea. Da Prato, dove ha partecipato nel pomeriggio a un convegno organizzato da Confindustria Toscana Nord incentrato sulle sfide della logistica e dei trasporti, il vicepremier ha promesso che farà “di tutto per evitare lo stop dell’autotrasporto”, un rischio concreto paventato dalle associazioni di categoria che vedono i bilanci delle aziende di spedizione messi in ginocchio dal caro-carburante. La sua, per certi versi, è una corsa contro il tempo per scongiurare il blocco dei Tir, una misura estrema che avrebbe ripercussioni immediate sulla fornitura di beni di prima necessità.

“L’Europa continua a dormire”: il Patto di stabilità e il Green Deal sotto accusa

Non è la prima volta che il titolare del Mit punta il dito contro le regole comunitarie, ma nell’occasione il tono è apparso particolarmente acceso. “L’Europa continua a dormire”, ha ribadito Salvini ai giornalisti, specificando che Bruxelles non permetterebbe a Roma di intervenire con la necessaria incisività a causa dei vincoli imposti dal Patto di Stabilità e da alcune direttive del Green Deal. Proprio a margine del Salone del Mobile di Milano, aveva già sollecitato il Commissario europeo ai Trasporti, lamentando l’urgenza di sospendere quei meccanismi che, a suo dire, impediscono al governo di sostenere famiglie e imprese in difficoltà. Se non si troverà una quadra, ha avvertito, l’Italia rischia concretamente di assistere a un blocco totale del settore dell’autotrasporto, con conseguenze devastanti per le filiere produttive.

La crisi dei carburanti e l’incontro con gli autotrasportatori

La situazione appare tanto fluida quanto grave. Salvini, che aveva già espresso la sua “preoccupazione” qualche giorno fa a Firenze a margine dell’evento ‘Italiainsieme’ – ricordando come l’aumento del bitume stia bloccando anche i cantieri stradali – ha convocato le rappresentanze degli autotrasportatori al ministero per ascoltare le loro richieste. Da più parti, infatti, si levano voci che chiedono un credito d’imposta o un incremento delle risorse di sostegno, misure che però si scontrano con i limiti imposti dal “de minimis” e dalla rigidità dei parametri europei. Salvini, in sostanza, si trova stretto tra la necessità di mantenere fluida la logistica nazionale e la percezione di un’Europa sorda, colpevole di applicare “regole ordinarie a uno scenario straordinario”. La sua linea è chiara: se a Bruxelles non si sveglieranno, il governo sarà costretto a prendere iniziative autonome per scongiurare il caos nei rifornimenti e il fermo delle merci sugli scaffali.

Sullo sfondo, il futuro delle infrastrutture toscane – inclusi gli aeroporti della regione – è stato oggetto di discussione durante la tappa pratese, sebbene l’emergenza del caro gasolio abbia assorbito gran parte dell’attenzione mediatica. Mentre le imprese chiedono interventi immediati per evitare che i costi di trasporto schiaccino la ripresa, il vicepremier continua a ripetere il suo ritornello contro i “vincoli assurdi” del Patto di stabilità, nella speranza che l’esecutivo comunitario allenti la morsa prima che i camion si fermino definitivamente. La partita, insomma, si gioca a Bruxelles, ma il conto – avverte il ministro – lo pagherebbero gli automobilisti e i consumatori italiani.

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