Federtrasporti sostiene il fermo dell’autotrasporto: “Serve un intervento urgente sul caro carburante”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La protesta che bloccherà le merci su gomma per cinque giorni, tra il 25 e il 29 maggio, ha incassato il sostegno ufficiale di Federtrasporti. L’organizzazione, che raccoglie decine di imprese operanti nel cuore produttivo del settore, ha definito “pieno e convinto” l’appoggio alla decisione presa da Unatras, il coordinamento delle federazioni nazionali dell’autotrasporto merci. Un sostegno, quello che arriva direttamente dalla base operativa, nato dalla constatazione quotidiana – fatta di bilanci in rosso e mezzi fermi a bordo strada – degli effetti che la crisi energetica sta producendo; effetti che molti definiscono ormai devastanti.

I numeri della crisi, una lunga agonia

Il caro carburante, va ricordato, pesa per quasi un terzo (il 30%) sulle voci di spesa complessive delle imprese di trasporto. E se si guarda a dati concreti, al di là delle dichiarazioni di intenti, emerge un quadro di sofferenza che affonda le radici nell’ultimo decennio. Prendiamo il Bellunese, una provincia che non è certo un’eccezione: qui lo stock complessivo delle imprese attive di autotrasporto è crollato da 215 unità nel 2015 a 142 nel 2025. Una perdita secca di 73 aziende, pari a un -34%, che colloca il territorio al decimo posto in Italia nella poco invidiabile classifica delle aree con la maggiore moria di imprese del settore.

La procedura del fermo, tra regole e garanzie

Unatras, dal canto suo, ha già messo nero su bianco i dettagli operativi della mobilitazione. Il fermo nazionale, precisano dal coordinamento, è stato indetto “nel pieno rispetto delle norme”, con un preavviso di 25 giorni – un termine superiore a quanto richiesto per legge – e una comunicazione formale già trasmessa alla Commissione di garanzia sugli scioperi. Nella stessa nota si specifica l’individuazione dei servizi minimi garantiti, oltre all’adozione di modalità conformi al Codice di autoregolamentazione dei servizi pubblici essenziali. Una messa in sicurezza procedurale, insomma, che lascia poco spazio a contestazioni formali.

L’urgenza di un intervento, senza più rinvii

La richiesta che Federtrasporti rilanza con forza, raccogliendo le pressioni delle proprie associate, è quella di un intervento “rapido, mirato e proporzionato alla gravità del momento”. Le istituzioni, da parte loro, sono state già informate dei timori che aleggiano attorno al tavolo ministeriale; timori legati non solo ai rincari correnti, ma anche alla prospettiva – tutt’altro che remota – di un ulteriore aggravamento nei mesi a venire. E mentre i tir resteranno parcheggiati per quei cinque giorni di maggio, l’ennesimo segnale di allarme lanciato dal comparto rischia di trasformarsi, se non ascoltato, in un boomerang per l’intera logistica nazionale.

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