Caro carburante, l’autotrasporto proclama il fermo nazionale: a rischio rifornimenti e traghetti
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Redazione Interno
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L’impennata dei costi del gasolio, che ormai da settimane viaggia stabilmente oltre la soglia psicologica dei due euro al litro, ha spinto il Comitato Esecutivo di Unatras – il coordinamento che riunisce le principali federazioni nazionali dell’autotrasporto merci – a proclamare il fermo nazionale dei servizi e di tutte le attività di trasporto. La decisione, maturata nel corso di una riunione convocata a Roma, è stata presentata dalle stesse associazioni di categoria come “l’unica ed inevitabile decisione possibile” di fronte a quello che definiscono il “silenzio assordante del Governo” in questa fase drammatica. Il mandato per definire le giornate e le modalità attuative del blocco è stato affidato all’Ufficio di Presidenza, che dovrà ora calibrare l’astensione dal lavoro nel rispetto dei tempi tecnici previsti dalla normativa.
Il peso insostenibile del gasolio sui bilanci dei Tir
A determinare la paralisi non è soltanto il costo del carburante in sé, ma l’incidenza letale che questo ha sui conti economici delle imprese di logistica. Considerando che il carburante pesa per circa il trenta per cento sui costi di gestione di un mezzo pesante, gli extracosti stimati arrivano a toccare i novemila euro annui per ogni singolo Tir. Una cifra che, moltiplicata per le centomila imprese del settore che danno lavoro a mezzo milione di persone, restituisce l’idea di un comparto che ammette di viaggiare ormai in perdita. La protesta, che secondo le prime indicazioni potrebbe tradursi in uno stop di cinque giorni a partire dal prossimo 15 maggio, è stata confermata nonostante il parere contrario della Commissione di Garanzia sugli scioperi, la quale aveva chiesto una revoca della mobilitazione per violazione dei termini di preavviso. A livello regionale, intanto, la tensione resta altissima: in Sicilia, dove i blocchi spontanei dei Tir nei porti avevano già creato disagi nei giorni scorsi, il comitato dei trasportatori ha deciso di sospendere temporaneamente la protesta in attesa di un incontro ufficiale con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, fissato per il 22 aprile.
Traghetti toscani nel mirino dei rincari
Se sulla terraferma la minaccia è quella di vedere i supermercati privi di scorte, sul mare la preoccupazione si sposta sulle prossime vacanze estive. Gli operatori dei collegamenti marittimi da Livorno e Piombino verso la Sardegna e le isole dell’arcipelago toscano guardano con crescente apprensione all’estate 2026. Il forte aumento del costo del carburante, legato alla crisi internazionale e alle tensioni nell’area di Hormuz – nonostante la recente riapertura di quella arteria navale – rischia di tradursi in un doppio effetto per i viaggiatori: da un lato un inevitabile rincaro del prezzo del biglietto, dall’altro una razionalizzazione delle corse, con possibili riduzioni del servizio proprio nelle fasce orarie meno richieste. Per il momento non si profila uno stop totale dei traghetti, ma le dichiarazioni degli addetti ai lavori non lasciano spazio a ottimismi di facciata.
L’allarme per l’economia turistica e la continuità territoriale
Le associazioni di categoria del settore marittimo hanno già iniziato a fare pressing sul governo perché intervenga con misure straordinarie, simili a quelle chieste dagli autotrasportatori, come crediti d’imposta commisurati alla maggiore spesa per il bunker. A lanciare l’allarme sono soprattutto le realtà imprenditoriali della costa toscana, per le quali i collegamenti con le isole rappresentano un’infrastruttura vitale per il turismo. Se le compagnie di navigazione dovessero riversare interamente il costo del caro-carburante sull’utente finale, il rischio concreto è quello di rendere meno accessibili – e quindi meno competitive – le destinazioni dell’Arcipelago e della Sardegna proprio durante i mesi cruciali della stagione balneare. Un effetto domino che, a cascata, finirebbe per penalizzare l’intero indotto dell’ospitalità e della ristorazione, in un momento storico in cui i margini per assorbire ulteriori rincari sono ridotti al lumicino.




